Scoperto un altro asilo cinese abusivo: nella parrocchia

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E’ il sesto asilo abusivo, gestito da un’associazione cinese, quello scoperto ieri dalla polizia municipale a Prato. O Plato. Città occupata. Antesignana della folle ‘via della seta’.

Ma, a sorpresa, anche non più di tanto, era nei locali che la parrocchia di San Giusto: affittato all’Associazione culturale cinese «Il Girasole». La Chiesa è sempre di più collaborazionista.

Uno spazio che venne inaugurato alla presenza del console cinese perché vuole essere «un modello di una possibile strada per l’integrazione sociale e culturale fra bambini di diverse etnie in un servizio di doposcuola», si lamenta don Helmut Szeliga. Quando gli agenti della polizia municipale sono entrati in azione, coadiuvati dal personale dei servizi educativi del Comune e dai vigili del fuoco, nella sede dell’associazione culturale cinese, in via della Rimembranza, hanno trovato diverse irregolarità.

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Durante il controllo, gli agenti hanno accertato l’esistenza di una struttura educativa stabile con la presenza di bambini molto piccoli, cinesi. La struttura educativa si trova in un ampio locale e vicino all’area gioco dei bambini sono state rinvenute due bombole di gas non allacciate ai relativi utilizzatori. Polizia municipale e vigli del fuoco hanno contestato al titolare dell’associazione numerose violazioni che vanno dalla struttura educativa abusiva, alla mancanza delle prescritte autorizzazioni sanitarie per la preparazione dei cibi (scoperta una mensa non autorizzata), alla presenza di una palestra abusiva dentro l’edificio. I vigili del fuoco hanno individuato delle irregolarità riguardanti la normativa sulla sicurezza antincendio, le vie di esodo oltre alle uscite di sicurezza ostruite. Al termine delle operazioni sono state elevate multe per un importo di circa 15 mila euro. Il locale non è stato sequestrato perché le condizioni igieniche sono risultate abbastanza buone. I vigili del fuoco hanno emesso prescrizioni.

«Il rapporto con l’Associazione – spiega don Helmut – è frutto della volontà di aprire uno spazio comune dove i ragazzi di diverse nazionalità potessero giocare insieme ed interagire. Nel contratto si è stati chiari e non si mai parlato di attività per bambini sotto i tre anni, ma di doposcuola. Inoltre lo spazio deve accogliere bambini di nazionalità differenti. Fra loro ci sono non solo bambini cinesi, ma anche italiani come pure maestre». Il parroco che crede molto in questo progetto concreto di integrazione. «Che cosa posso dire? E’ bene che si facciano dei controlli perché dove ci sono i bambini, la sicurezza deve essere al massimo – aggiunge – Da parte mia e della parrocchia si è insistito molto perché si iniziasse un percorso di messa in sicurezza. La settimana scorsa con i rappresentanti dell’Associazione ed i tecnici italiani siamo andati dai vigili del fuoco per chiedere come migliorare lo spazio. Mi dispiace molto per ciò che è successo, ma non mi pento della scelta di collaborare e cercare insieme all’Associazione una strada per l’integrazione in uno spazio con delle attività. Certo questo spazio, che accoglie bambini, deve essere sicuro». L’edificio, per il quale l’Associazione paga un affitto di 1600 euro al mese alla parrocchia, è stato risistemato dagli stessi cinesi. «Se questo controllo deve servire per accelerare il processo, già avviato, di messa a norma, ben venga», conclude don Helmut.




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