Il 52% dell’oro italiano è all’estero

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L’Italia ha la terza riserva aurea al mondo, dopo Usa e Germania. Una ricchezza enorme di quasi 1.500 tonnellate d’oro:

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Ma c’è un problema. In una relazione del 2014, la Banca d’Italia ha rivelato che solo il 48% delle riserve auree (1.195 tonnellate) sono stipate nella Sagrestia Oro di Palazzo Koch, la sede di Bankitalia, mentre l’altro 52% (1.254 tonnellate) è immagazzinato presso i depositi di Federal Reserve, Bank of England e Banca per i Regolamenti Internazionali.

Quasi tutti i lingotti detenuti all’estero dovrebbero trovarsi nella sede della FED (1.200 tonnellate), con sole 7-12 tonnellate conservate nella Banca d’Inghilterra e le rimanenti 35-47 in quella di Berna.

In pratica, abbiamo più oro in mano americana che in casa nostra. Perché?

Come sappiamo che l’oro è in America? Negli anni ’70 il Governo italiano richiese alla Germania un prestito che venne garantito da un’equivalente somma di oro: la Banca d’Italia ordinò che ben 543 tonnellate d’oro italico custodite presso la FED, venissero impegnate a garanzia di restituzione del prestito.

Il debito venne ripagato in toto e le riserve disimpegnate; da allora, però, dell’oro custodito oltreoceano non è più stata data notizia certa.

Non solo. Una parte delle 1.195 tonnellate custodite a Roma non sono nelle disponibilità della Banca d’Italia: ai sensi dell’art. 30 dello Statuto del Sistema Europeo delle Banche Centrali di cui la Banca d’Italia fa parte, 141 tonnellate di oro custodite nella Sagrestia di Palazzo Koch sono virtualmente bloccate.

Questo perché la Banca Centrale Europea ha sì delle proprie riserve monetarie, ma queste sono state composte a partire dalle risorse messe a disposizione dai vari paesi aderenti all’Unione Monetaria: il 15% di questi contributi dovuti da ogni paese utilizzatore dell’euro, secondo il già citato statuto, dovevano essere corrisposti in oro: per l’Italia quel 15% corrispondeva esattamente a 141 tonnellate.

Inoltre, nonostante la Banca d’Italia abbia ormai da anni una sede stabile in quel di Manhattan, l’istituto non ha mai ritenuto opportuno verificare con mano l’effettiva presenza e la situazione giuridica dell’oro custodito su suolo statunitense: la banca centrale italiana, difatti, si affida a degli auditing condotti da revisori esterni che, pare, non hanno accesso alle riserve detenute oltre confine.

Sono infatti le banche centrali estere presso cui l’oro italiano è detenuto, ad inviare dei report di notifica a Roma con cadenza annuale.

Insomma, siamo pieni d’oro, ma metà è all’estero. Una parte è bloccata dalla Ue e ogni anno ne regaliamo una parte dalla Ue. Perché?




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