Esercito francese infiltrato dai musulmani: rischio scontri

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Nei primi mesi del 2018, il ministero dell’Interno francese rendeva noto che circa venti poliziotti e una dozzina di gendarmi venivano sottoposti a misure di sorveglianza per sospetta radicalizzazione: islamica.

Francia, ministro interno: “Interi quartieri in mano islamica”

Nel marzo 2016 il quotidiano francese Le Parisien lanciava l’allarme e citava diversi casi tra cui la diffusione di canti coranici in pattuglia, il rifiuto di partecipare a un minuto di silenzio dopo la strage di Charlie Hebdo, il rifiuto di proteggere una sinagoga, l’incitamento sui social a commettere attentati.

Tra i casi gravi vi è quello di una donna in forze come agente che sui propri account social, dopo la strage di Charlie Hebdo e del supermercato kosher, pubblicava messaggi che citavano complotti antisemiti: “Queste sparatorie mascherate ed esagerate da quei froci dei sionisti”. Ci sono anche minacce: “Bisogna spaventarli un po’”. Un’altra agente si rifiutava di stringere la mano ai colleghi maschi, portava l’hijab e si rifiuta di toglierlo, partecipava a una manifestazione durante la quale gridava: “Israele assassino, Hollande complice”.

Un altro agente si lamentava della protezione offerta dalla polizia alla comunità ebraica, aggiungendo che si vergognava di portare la divisa, complimentandosi con i terroristi autori gli attentati in Francia e rammaricandosi che non avessero fatto saltare in aria l’Eliseo.

Tenendo in considerazione il fatto che gli agenti di polizia e della gendarmeria nazionale hanno a disposizione armi e accesso a dati riservati, la situazione è molto seria in un paese come la Francia dove oggi si contano circa 9mila immigrati islamici radicalizzati contro i poco più di 4mila del 2015 e dal quale sono partiti intorno ai 1900 “foreign fighters” per unirsi ai jihadisti in Siria e Iraq.

Un’immagine che mostra l’infiltrazione degli islamici nelle polizie europee. Paesi Bassi:

Perché una volta che dai loro la tua cittadinanza, non puoi impedire che diventino carabinieri e poliziotti. O soldati.

Già a partire dal 2013, durante il 5° Incontro parlamentare sulla sicurezza nazionale, il colonnello Pascal Rolez, coadiuvando il vicedirettore dell’Unità di controspionaggio interno della Direzione della Protezione e della Sicurezza della Difesa (DPSD), aveva dichiarato: “Stiamo assistendo a un aumento della radicalizzazione tra i militari francesi, soprattutto dopo la vicenda Merah”. Va ricordato che Mohammed Merah, un giovane musulmano francese, uccise nel 2012 a Tolosa e Montauban tre soldati francesi e fu l’autore della strage in una scuola ebraica di Tolosa che costò la vita a quattro persone.

Nel 2012, un giovane musulmano francese, uccise tre soldati francesi e fu l’autore della strage in una scuola ebraica che costò la vita a quattro persone. Oggi, tenuto conto dei numerosi casi di radicalizzazione nella polizia e nell’esercito, le autorità temono che ci sia il rischio che “i rappresentanti delle forze dell’ordine attacchino i loro colleghi”.

Per identificare i membri delle forze armate a rischio radicalizzazione, il DPSD tiene conto dei cambiamenti nel modo di vestirsi, delle ricorrenti assenze per malattia, dei viaggi o del furto di forniture o materiale.

Dopo gli attentati a Charlie Hebdo e al supermercato kosher di Parigi, i media hanno rilevato diversi indizi di radicalizzazione in seno all’esercito francese.

Il 21 gennaio 2015, l’emittente radiofonica RFI ha dato notizia che circa il 10 per cento dei militari francesi ha disertato per unirsi alla lotta jihadista in Iraq e Siria. Jean-Yves Le Drian, ministro della Difesa, lo ha confermato, avvertendo però che si tratta di casi “molto rari”. Uno di questi militari ricopre la posizione di “emiro” nella provincia siriana di Deir Ezzor ed è alla guida di un gruppo composto da una decina di combattenti francesi che ha addestrato lui stesso. Gli altri disertori francesi sono esperti in esplosivi e paracadutisti; qualcuno proviene da unità speciali o dalla Legione straniera.

Sempre nel gennaio 2015, dopo gli attentati di Parigi, la polizia scopre che la gendarme (laGendarmerie è una forza di polizia a statuto militare che dipende dal ministero della Difesa) “Emmanuelle C”, di 35 anni, che si era convertita all’Islam nel 2011, aveva una relazione sentimentale con Amar Ramdani, ricercato per traffico di armi e droga. Ramdani era uno dei complici di Amedy Coulibaly, l’autore della sparatoria di Montrouge e dell’attacco al supermercato Hyper Cacher di Parigi. Lo stesso Ramdani è stato visto dalla Direzione di intelligence della Prefettura di polizia (DRPP) nella zona “pubblica” del forte di Rosny-Sous-Bois (Seine-Saint-Denis). Questo forte è la sede operativa degli esperti della scientifica dell’Istituto di ricerche criminali della Gendarmeria nazionale. Per quanto riguarda Emmanuel C, l’agente è stata accusata di aver commesso più di 60 violazioni della sicurezza consultando i file delle persone ricercate (FPR) contenuti nel computer della Gendarmeria.

Nel luglio 2015, la stampa divulga la notizia che circa 180 detonatori e una decina di panetti di esplosivo al plastico sono stati trafugati da un deposito dell’esercito nei pressi di Marsiglia. Naturalmente gli investigatori hanno ipotizzato una possibile complicità interna, poiché i ladri sembravano bene informati. Le indagini sono ancora in corso e si seguono due piste: quella del terrorismo islamico o della criminalità organizzata.

Il 16 luglio 2015, il presidente François Hollande rende noto che è stato sventato un attacco a una base militare francese. Tre giorni prima, quattro uomini, di cui un veterano della Marina, erano stati arrestati. Essi hanno confessato che intendevano introdursi in una base della Marina nel sud della Francia, sequestrare un alto ufficiale, decapitarlo e poi diffondere le foto della decapitazione sui social media

Il 6 marzo 2016, un ex militare “radicalizzato”, Manuel Broustail, è stato arrestato in Marocco appena sbarcato da un aereo. Secondo il quotidiano francese Presse Ocean, nel suo bagaglio sono stati rinvenuti un machete, quattro coltelli da cucina, due coltellini, un manganello, un passamontagna nero e una bomboletta di gas. Ex militare francese e convertito all’Islam, Broustail era stato sottoposto agli arresti domiciliari ad Angers (Maine-et-Loire), giorni dopo i terribili attacchi di Parigi, in cui sono morte 130 persone. Espulso dall’esercito nel 2014, era sorvegliato dai servizi di sicurezza francesi. I media sembrano preoccupati del fatto che una persona che trasporta armi come lui riesca a passare indisturbata i controlli di sicurezza in aeroporto, si imbarchi su un aereo e lasci il paese.

Secondo Thibaut de Montbrial, uno specialista di terrorismo e presidente del Centro Studi per la Sicurezza interna, il rischio è quello di “avere agenti delle forze di sicurezza che attaccano i loro colleghi. Qualcuno in uniforme che attacca un’altra persona che indossa la stessa uniforme. In Francia, uno scenario del genere non è impossibile. Le forze di sicurezza devono tenere conto di questo possibile rischio”.

Una volta che li fai entrare e diventano cittadini, è impossibile evitare che si infiltrino nei gangli vitali dello Stato.

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