Quando i musulmani scannarono 70milla italiani

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L’unica zona d’Italia caduta in mani islamiche – per ora – è stata la Sicilia. Fu una brutale occupazione militare

Uno dei miti che ci sono stati raccontati a scuola è quello di una Sicilia felice con l’arrivo, attorno all’800 dei cosiddetti arabi.

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La Sicilia araba, da tutti indicato come periodo di floridezza economica per la Sicilia ma non di pace sociale e di contrasti continui, spesso violenti e mai sopiti tra le compagini islamiche, spesso in lotta anche tra loro, e quella cristiana.

[…]vi fu un forte passaggio di proprietà fondiarie dagli indigeni agli invasori, nella migliore tradizione colonialista.

Palermo assediata dagli Arabi resiste disperatamente per un anno, dall’agosto del 830 fino al settembre del 831. Secondo una fonte islamica dei 70.000 palermitani presenti in città al momento dell’assedio, nè rimasero in vita solo 3.000 al momento della resa.

[…]la nuova città araba risultò semisvuotata ai nuovi padroni, che ebbero la possibilità di occupare i grandi spazi rimasti scoperti in città. Sorte similare toccò a Siracusa, che cadde in mano agli arabi nel maggio del 878, anche qui dopo una resistenza estrema ed un eccidio, compiuto anche dopo la capitolazione, compiutamente raccontato dall’Arcivescovo di Siracusa, Teodosio. L’ultima città Siciliana ad arrendersi agli islamici fu Rometta nel 965.

I Palermitani, come del resto tutti i siciliani, dopo la conquista araba potevano continuare ad essere cristiani, dietro pagamento di una tassa pro-capite, una specie di Irpef sulla religione, la jizya, che si trasformava in kharàg se i non musulmani erano proprietari terrieri, e che poteva diventare un peso economico notevole.

[…]cristiani ed ebrei palermitani, oltre alle tasse, avevano anche certi obblighi nei confronti degli islamici. L’elenco, chiamato Aman, era composto da ben 17 punti, alcuni dei quali incidevano fortemente sulla vita personale dei palermitani.

Tanto per fare qualche esempio: sui vestiti i palermitani cristiani dovevano portare segni distintivi per non essere confusi con gli islamici; ancora erano obbligati ad alzarsi in segno di rispetto quando un musulmano entrava in una stanza; erano obbligati ad ospitare un musulmano in casa se richiesto; dovevano cedere loro il passo per strada; non potevano portare armi o usare selle per la cavalcatura; potevano ristrutturare chiese, ma non costruirne nuove; non potevano avere case grandi come quelle dei musulmani e dovevano rasarsi la parte anteriore della testa!

[…]potevano essere usati come strumento di minaccia o vessazione e insieme alle tasse da pagare furono la ragione di una islamizzazione veloce, ma superficiale e controvoglia di buona parte della popolazione dell’isola. E questo spiega anche il perchè, alcuni decenni dopo, i normanni con pochissimi uomini riconquistarono una isola così grande e l’islam scomparve nel giro di pochissimo tempo.

L’insofferenza della compagine cristiana presente nell’isola, insieme all’eterogeneità etnica dei conquistatori (Berberi, spagnoli islamici, persiani, egiziani ); i contrasti tra gli stessi arabi per le spartizioni del bottino e la divisione delle terre, ma anche il passaggio di potere tra due dinastie, (fatimidi- aghlabita) attorno al 910, resero l’isola una polveriera. Non temo di essere smentito se dico che gli oltre due secoli di permanenza araba in Sicilia furono un periodo di guerra continua, come dicono le stesse fonti arabe, una tra tutte la cronaca di Cambridge. Palermo si ribellò numerose volte contro il potere dei principi arabi, rivolte dove componenti molteplici si mischiavano e non era chiaro capire le istanze anti-islamiche da quelle tra gli stessi conquistatori.

Una prima rivolta, di cui resta traccia nelle fonti, si ebbe attorno al 890, con una repressione che vide impegnati anche gli agrigentini contro Palermo. Ancora Palermo in rivolta nel 900 e poi 917, assediata da un esercito e costretta alla resa, e ancora nel 940. L’emiro Giafar II, al quale abbiamo dedicato anche una via fu oggetto, nel 1015 di un’altra feroce rivolta dei palermitani. Giafar aveva messo tasse troppo alte, e i palermitani diedero fuoco al suo palazzo, risparmiando l’emiro solo per l’intervento del vecchio e paralitico padre Yusuf.

Pensare che qualche storico modernista parla di ‘integrazione’. Del resto lo fanno anche a riguardo delle invasioni barbariche: sono dei dementi patentati e ideologicamente tarati.

Chi ha vissuto quegli anni, quelle popolazioni, ha sofferto la brutalità degli invasori e il crollo di una civiltà. Noi siamo ancora una volta in quegli anni.




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