Migranti torturati in Libia, anche il filmato è falso – VIDEO

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Per il blackout di questi giorni non ci siamo potuti occupare della discreta figura di merda fatta dal giornale dei Vescovi Avvenire, il giornale più finanziato dai soldi dei contribuenti , ma anche dalle coop dell’accoglienza:

Il 27 agosto Avvenire ha pubblicato un articolo strappalacrime che esordiva così:

Una Procura della Repubblica ha richiesto e acquisito, il 28 agosto, i video dei lager libici mostrati a papa Francesco di cui Avvenire ha dato notizia. I reportage del nostro giornale sui centri in Libia sono stati acquisiti dalla Corte Internazionale di giustizia dell’Aja.

Peccato che le foto sbattute in prima pagina dal giornale fossero false, come scoperto dalla reporter indipendente Francesca Totolo e dal Primato Nazionale:

Foto riprese da tutti i media di distrazione di massa e spacciate per vere.

Ad esempio una, questa:

Non riguardava clandestini torturati in Libia, ma spacciatori nigeriani puniti in Nigeria.

Insomma: vere e proprie fake news. Ma attenzione, una volta scoperti, quelli di Avvenire sono passati al contrattacco:

Ci sono due filmati con orribili torture che pochissimi hanno visto ma che tanti hanno già deciso essere falsi. Eppure chi li ha visti, non ha dubbi: contengono immagini orrende e con protagonisti profughi. Lo si capisce da alcuni riferimenti chiari che rimandano a centri di detenzione libici. Sono quindi impubblicabili per le regole morali e deontologiche della professione giornalistica e per la nostra coscienza di cristiani.

Ma allora, perché tanti hanno deciso che sono falsi? Tutto nasce da due foto da noi usate per illustrare l’articolo che raccontava di questi filmati mostrati al Papa, consegnati al medico di Lampedusa Pietro Bartolo (responsabile delle prime visite a tutti i migranti che sbarcano a Lampedusa) da alcuni richiedenti asilo. Il dottore li ha dati al cardinale Montenegro, presidente della Caritas, il quale li ha portati a papa Francesco.
Nel creare la didascalia delle foto abbiamo erroneamente scritto che erano frame tratti dai filmati. Invece si tratta di foto, anche queste consegnate da alcuni richiedenti asilo. Cosa di cui ovviamente ci scusiamo. Ma i filmati esistono, sono drammatici e sono stati consegnati alla magistratura inquirente. Ed è di questi che parla il nostro articolo.

Come abbiamo visto prima, le foto sono in realtà di altra provenienza. Ma al di là di questo, cosa mostrano quelli di Avvenire per rivendicare la veridicità dei loro video? Non i video, adducendo improbabili questioni giudiziarie, ma uno screenshot ricavato da uno degli stessi video:

Con l’indicazione nel file jpg di ‘video libia’. Beh, no:

Come infatti scoperto ancora da Francesca Totolo, lo screenshot è ripreso da un video brasiliano (si sente parlare portoghese, non certo arabo) di 4 anni fa:

Insomma, la prova, secondo Avvenire, della veridicità dei video, è un’altra fake news.

Se noi pubblicassimo una falsità di questo tipo, cosa mai accaduta e che mai accadrà, direbbero che seminiamo ‘odio’. Avvenire e gli altri corifei del business dell’accoglienza lo fanno, invece, per indebolire la resistenza all’invasione. E perché le coop che li finanziano possano proseguire nei loro loschi affari.

E allora lo possono fare impunemente. Perché sono notizie false ‘pro domo loro’, dalla parte ‘giusta’. Come direbbe il coniglio venezuelano della Boldrini.

Ps. Gli stessi che stanno spacciando queste false foto e video come veri, poi accusano Francesca Totolo di fare quello che loro fanno. Si chiama, in psichiatria, ‘proiezione’. E noi ne sappiamo qualcosa, viste le molestie digitali subite dal trio comico della Boldrini.




Un pensiero su “Migranti torturati in Libia, anche il filmato è falso – VIDEO”

  1. Questo video è tratto dal Deep Web.Ricordo che l’ho visto anni fa su The best of Gore.Altri video sono stati probabilmente tratti sempre dal deep web da altri siti.Conclusioni?Una classica messa in scena del cazzo da parte dei preti per condizionare l’opinione pubblica.Non si smentiscono mai questi stronzi neri pur di raggiungere i loro scopi.

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