Emilia, aprono moschee ovunque: è allarme islamizzazione

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Dopo il caso Veggia la nascita di una moschea abusiva camuffata dal solito ‘centro culturale’ in provincia di Reggio Emilia.

Stavolta a finire sotto i riflettori è la possibile creazione di un centro culturale islamico in Val d’Enza. A sollevare la polemica è il responsabile sicurezza e immigrazione della Lega provinciale, Matteo Melato.

«Dopo il caso che sta tenendo banco nel distretto ceramico in merito alla possibile realizzazione di una cittadella islamica in cui i cittadini si sono già fermamente opposti – si legge in una nota –, ora rischia di esplodere un altro caso anche a San Polo d’Enza. Dopo il tam tam di voci in paese che ponevano il dubbio della nascita di un centro islamico in una struttura in cui ha messo le basi un’associazione culturale, ora arrivano le prime conferme con una preoccupazione crescente da parte di tutta la comunità sampolese».

A conferma delle preoccupazioni vengono allegate anche alcune foto scattate dai residenti, che dimostrerebbero come vi siano già attività in essere nella struttura.

«L’amministrazione deve quindi spiegare se ha dato loro l’autorizzazione senza informare i cittadini oppure se queste attività vengono fatte senza autorizzazione – incalza il Carroccio –. La Lega esprime tutta la sua preoccupazione anche per l’inizio del Ramadan che potrebbe vedere questo centro come il riferimento di tutta la Val d’Enza. Cosa viene fatto in questa struttura? È una moschea? È un centro culturale islamico? Noi chiediamo risposte al più presto a questa amministrazione uscente, anche per le crescenti e mai sopite tensioni a livello internazionale che rischiano di creare tensioni a livello sociale come già si registrano anche a Veggia».

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Sul caso interviene anche il candidato sindaco della lista ‘Per San Polo’ Carlo Bronzoni: «Mentre termina Rievocandum, a San Polo apre il nuovo centro islamico della Val d’Enza.Tolti dai vetri i giornali utilizzati per coprire luci e finestre, viene segnalato un parcheggio ed arrivano i primi ospiti. In previsione dell’imminente periodo di Ramadan, riteniamo opportuno chiedere un’assemblea perché vengano fornite ai cittadini maggiori informazioni a riguardo. Come a Veggia di Casalgrande, quello che preoccupa è la carenza di comunicazione. Da anni la Lega è impegnata a contrastare un’integrazione fuori controllo a tutela di tutti».

UNA REGIONE ISLAMIZZATA – Sono 176 i centri di culto islamici in Emilia-Romagna. Moschee. Sono i dati della ricerca a cura dell’Osservatorio sul pluralismo religioso (Gris). Si tratta della prima mappatura sulla diffusione dell’Islam in Emilia-Romagna: un lavoro unico nel suo genere che illustra l’invasione capillare della regione.

L’Emilia Romagna è seconda, dopo la Lombardia, a detenere il record per il numero di centri aperti e per il numero di musulmani in Italia: sono 183.000, il 13% del totale degli stranieri presenti nella penisola.

Fra le province in cui sono presenti centri islamici spicca Bologna che è in testa con 48 centri (14 in città e 34 in provincia), segue Modena con 27, Reggio Emilia con 22, Ferrara con 20, Ravenna con 17, Rimini e Forlì-Cesena con 12, Parma e Piacenza con 9.

Le presenze più rilevanti sono da Marocco e Albania.

La quasi totalità dei credenti appartiene alla corrente dei sunniti ma, ad esempio, a Piacenza la Comunità religiosa islamica è di ispirazione sufi, come a Carpi esiste l’unica realtà sciita censita in Regione. A Bologna e Ferrara esistono centri Subud, una corrente nata in Indonesia. A Bologna è presente una moschea Faizan E Madina, corrente religiosa sunnita nata in Pakistan.




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