Enoch Powell, per la prima volta alla BBC il suo discorso “Fiumi di sangue”

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Quando guardo davanti a me, io mi riempio di cattivi presagi; come il Romano, mi sembra di vedere il fiume Tevere schiumante di molto sangue”. Enoch Powell, Londra, 1968

E’ un estratto del famoso discorso tenuto dall’ultimo patriota inglese Enoch Powell sui pericol di quella che allora iniziava ad essere l’immigrazione di massa dalle ex colonie. E’ passato alla storia come il discorso dei “Rivers of Blood”, “Fiumi di Sangue”.

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Quest’anno, nel cinquantesimo anniversario, la BBC, per la prima volta, ne trasmetterà la lettura alla radio. La dice lunga, sulla libertà e la democrazia, che solo dopo decenni sia stato possibile sentire quelle parole alla radio pubblica britannica.

E ancora oggi, c’è chi invoca la censura:

Aveva ragione Enoch Powell. Per questo continuano a temere le sue parole.

Il 20 aprile 1968, alla televisione ATV di Birmingham, Enoch Powell terrà il suo discorso più importante, denominato “Rivers of Blood” perché, nel denunciare con veemenza i pericoli dell’immigrazione di massa, fa un riferimento classico; parlando di un fosco futuro, se non si interviene drasticamente, dice: “As I look ahead, I am filled with foreboding. Like the Roman, I seem to see ‘the River Tiber foaming with much blood’ (“se guardo avanti sento forte un presentimento. Come i Romani, mi sembra di vedere il Tevere schiumante di tantissimo sangue”). Tutto prende origine dalla prima legge “anti discriminatoria” varata dal governo labour nello stesso anno: il Race Relation Act. Powell la ritiene profondamente ingiusta e potenziale fonte di discriminazione verso i suoi concittadini. La ricetta di Powell? Stop immigrazione e rimpatrio. Per molti inglesi dell’epoca non era razzismo. Si trattava di giustizia sociale, di mantenere un minimo di qualità della vita faticosamente conquistata dopo le lotte sindacali e due guerre mondiali. Common sense, insomma.

Subito dopo il discorso, le reazioni furono tante e contrapposte: il Times definì il discorso un “evil speech” ma il 23 aprile, quando il Race Relation Act era in discussione al Parlamento, migliaia di lavoratori del porto di Londra erano fuori da Westminster intonando cori pro Powell (“Enoch here, Enoch there, we want Enoch everywhere!”); gli operatori del famoso mercato delle carni di Smithfield consegnavano una petizione pro Powell e praticamente tutti i sindacati (unions) prendevano posizione per il deputato nazionalista.

Nelle elezioni del 1970 tutti gli analisti sono concordi nell’assegnare a Powell un ruolo determinante nella vittoria dei conservatori, accreditando 2-3 milioni di voti provenienti dalla classe lavoratrice, guadagnati proprio grazie alle posizioni del deputato di Wolverhampton. Ma i rapporti con il suo partito, o meglio con la sua dirigenza, erano in via di rapido peggioramento. Dopo una sua campagna contro l’adesione della Gran Bretagna alla Cee (Comunità economica europea) e visto che il suo partito invece era favorevole, a pochi giorni dalle elezioni del 1974 si dimette. Rifiuta un’offerta di candidarsi con il neo-costituito National Front e torna invece in Parlamento come deputato dell’Ulster Union Party (unionisti nord irlandesi fedeli alla Corona).

Ci sarebbe materiale per disquisire su questa figura-chiave della politica inglese per giorni: dalle sue posizioni sulla crisi nordirlandese all’avvento della Thatcher, alla guerra delle Falkland. O del fatto che ebbe la dubbia soddisfazione di vedere quanto il discorso “Rivers of Blood” fosse stato profetico: nei primi anni ’80 iniziarono le prime pesantissime rivolte razziali a Bristol, Birmingham e Londra (Brixton, Notting Hill). Chissà cosa direbbe oggi, vedendo lo stato delle grandi città e delle periferie non solo inglesi ma di tutta l’Europa occidentale. Ce lo possiamo immaginare bene. Enoch Powell è morto nel 1998. All’indomani del suo famoso discorso del 1968, un sondaggio rivelò che circa l’80% dei cittadini britannici era d’accordo con lui. Ancora oggi, per un numero crescente di inglesi sembra proprio che “Enoch was right” ancora. O forse anche di più.

L’80 per cento dei suoi concittadini erano d’accordo con lui. Ma oggi, dopo mezzo secolo, l’immigrazione è ai massimi. Nella “democrazia” inglese, quello che volevano i cittadini non significò nulla: immigrazione di massa doveva essere, e immigrazione di massa fu.

Non basta esprimere o condividere un’idea. La si deve tradurre in lotta politica. Per questo è inutile che siate contrari all’immigrazione oggi, se poi votate un partito moderato. Noi siamo l’Inghilterra del ’68. O li fermiamo ora, o saranno fiumi di sangue.




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