Chiede fondi per dare casa ai poveri italiani, Governo: “Solo ai migranti”

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Il sogno di monsignor Carlo Rocchetta è quello di dare un tetto a uomini, padri e mariti costretti dopo la separazione a fare la fame. Ma non può, perché non ha i fondi. O meglio, i fondi il governo è pronto a darglieli, ma solo se accoglie i finti profughi:

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Il vescovo aveva trovato sei appartamenti in periferia. Ha chiesto un aiuto al governo per ristrutturarli e destinarli ai poveri italiani, ma questo aiuto è stato negato: “Se avessimo chiesto il contributo per spazi di accoglienza per gli stranieri che richiedono asilo sarebbe stato accettato”.

Oggi ha ripetuto la sua denuncia ai giornali locali: “È una emergenza questa dei padri divorziati in difficoltà – spiega al Corriere dell’Umbria – così abbiamo richiesto un contributo statale (alla presidenza del Consiglio dei ministri nella procedura per l’8×1000) per mettere a posto 5-6 appartamenti. Nella domanda per la concessione, adesso faccio una sintesi, abbiamo spiegato che i soldi sarebbero serviti per ristrutturare strutture per rifugiati e altre situazioni indigenti. Come questa appunto dei padri separati in seria difficoltà. La risposta è stata negativa”.

“Se avessimo chiesto il contributo per spazi di accoglienza per gli stranieri che richiedono asilo sarebbe stato accettato, la formula lo prevede. Noi abbiamo semplicemente detto la verità sull’utilizzo, sulla necessità. Come altrettanto chiara è stata la risposta”.

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“Il nostro progetto è stato bocciato perché non destinato ai rifugiati, bensì ai padri separati in difficoltà”. La sovvenzione, infatti, “riguardava i rifugiati. Il contibuto quindi ci sarebbe stato concesso nel caso in cui avessimo utilizzato l’immobile per ospitare stranieri richiedenti protezione. Invece per i padri rimasti soli, senza neanche un tetto sotto il quale dormire, nessun aiuto pubblico”.




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