Moreno Salvetti, l’autista di Trentino Trasporti finito sotto i riflettori per aver tirato dritto alla fermata dell’autobus di Marco e non aver fatto salire i profughi, rigetta le accuse:
Autista che lascia a piedi i profughi rischia processo, Lega lo difende: “Pericolosi”
«La questione è stata strumentalizzata. Per fortuna mi arriva tanta solidarietà».
Salvetti, 20 anni di volante, è pure delegato sindacale della Uil. E nel tritacarne ci è finito, per altro, per fatti risalenti a dicembre. «È una roba pazzesca. Non c’entro nulla con il razzismo».
Il 4-5 dicembre, però, non si è fermato.
«Ero convinto che prendessero il tram urbano che arriva subito dopo».
E il ragazzo in mezzo alla strada che ha cercato di fermare il bus?
«Non pensavo fosse quella l’intenzione. Tant’è che al capolinea ho chiamato Carlo Plotegher, referente di zona, e l’ufficio per segnalare una persona in mezzo alla strada che rischiava di farsi prendere sotto».
Nessuna volontà di lasciare a piedi i profughi, dunque?
«Ma quando mai! Anche perché dalla sede mi hanno fatto sapere che i ragazzi del campo vanno caricati perché sono arrivate tante segnalazioni di autobus che non si fermavano e li lasciavano in strada».
Quindi altri autisti hanno tirato dritto, non lei?
«Io non ho mai fatto quel tratto. Quei due giorni, però, avevo bisogno di cambiare turno e per quello ero alla guida. Ho coperto quella tratta solo due volte. Ci tengo a dire che ho sempre fatto il mio dovere».
E le contestazioni?
«Quando sono andato in sede il direttore mi ha contestato di non aver caricato i passeggeri anche le settimane prima. Ho ribadito che io quel tragitto l’ho fatto solo due volte e dai tabulati è emerso proprio questo. Non a caso non ho mai ricevuto lettere di contestazione».
Altri suoi colleghi sono mai stati richiamati per episodi simili?
«So di colleghi che hanno lasciato a piedi gente e hanno preso multe».
È vero che rischia il licenziamento?
«Perché dovrei? Come fa l’azienda a decidere che sono razzista? Ci sarà un giudice per quello».
Insomma, la mancata fermata di Marco non c’entra con i profughi?
«No. Pensavo prendessero l’autobus urbano che arrivava subito dopo la corriera. Non è certo la prima volta che carico profughi o comunque immigrati. E questo indipendentemente dal fatto che abbiano il biglietto».
Quando ci sono gruppi numerosi alla fermata cambia qualcosa?
«Di solito sì. Quando ci sono 20-30 persone devono avvisare l’azienda per bissare la corsa. Anche perché l’extraurbano non può fermarsi alle fermate urbane».
Torniamo agli immigrati che prendono l’autobus.
«Io carico tutti. A febbraio è salito un immigrato ubriaco in stazione e l’ho portato a Marco. C’è anche gente che vomita sulla corriera, che sale senza biglietto; e tu che fai? Se li lasci giù sei razzista, se li fai salire senza biglietto e c’è il controllore prendiamo noi 70 euro di multa».
Questa vicenda in particolare è stata discussa a Trentino Trasporti?
«All’ufficio personale ho chiesto se è arrivata una lettera scritta per quanto successo a dicembre. Mi hanno detto che la questione è partita direttamente dalla segreteria del direttore. È stato tutto nascosto come per colpire senza che nessuno sappia niente».
Sono stati presi provvedimenti?
«No, continuo a lavorare e nessuno mi ha mai chiesto qualcosa. Non hanno nemmeno aspettato la mia risposta».
Cosa le dà più fastidio di quanto successo?
«Passare per razzista e non lo sono. Io faccio l’autista, che questi ragazzi abbiano l’abbonamento o meno non dipende da me, io mi fermo e faccio salire tutti. E infatti tutti parlano bene di me».
La presidente di Trentino Trasporti Monica Baggia ha chiesto scusa ai profughi.
«La Baggia chiede scusa ai profughi e non chiede niente a me. Non mi ha mai chiamato per sentire la mia versione».
Come si sente?
«Sono sereno perché la mia coscienza è pulita. C’è un accanimento contro di me. Sono 20 anni che faccio l’autista e non ho mai preso contestazioni. Ripeto: non sono razzista. E poi c’è scritto chiaro sulle tabelle alle fermate che si deve segnalare bene che autobus si vuole prendere».

Autisti costretti a fare salire immigrati ubriachi perché, altrimenti, arrivano i giornalisti prezzolati ad accusarli di ‘razzismo’.

In Italia si rischia il licenziamento per razzismo, se non si bacia il culo negro.