Il dramma dei profughi a Trento: «Non ne posso più di mangiare pasta tutti i giorni»

Condividi!

Un giornale locale di Trento intervista i richiedenti asilo snobbati dagli autisti dei bus. Il racconto è ‘drammatico’.

«Non è la prima volta che succede», dicono tre ragazzi ivoriani in fuga dalla guerra in Siria alla fermata. «Almeno in un paio di occasioni – aggiunge uno di loro, mentre estrae dalla tasca il tesserino magnetico da timbrare – l’autobus non si è fermato, lasciandoci a piedi». Drammi incredibili per chi ha percorso a piedi il deserto per raggiungere la Libia.

A Marco, a pochi passi dal Campo della Protezione Civile, ora centro di accoglienza per circa 200 richiedenti asilo, i giovani ospiti vanno e vengono con i mezzi pubblici. Gli orari ormai li sanno a memoria. E l’autobus numero 1, quello delle 10.18, non tarda ad arrivare. Saliamo con loro, dice il giornalista.

«È capitato ancora che gli autisti facessero finta di niente e passassero oltre – raccontano Ousmane e Moussa -. Non capiamo il perché di questo comportamento, non abbiamo fatto nulla di male». Non hanno fatto nulla di male.

Poi il racconto si fa tragicomico:

«So che qualcuno ha girato anche un video da mostrare agli operatori del Centro – afferma un ragazzo della Guinea che preferisce non dirci il suo nome -. Non accade spesso, ma è già successo. Quando alla fermata ci sono anche passeggeri bianchi gli autisti si fermano sempre, non è detto che avvenga lo stesso quando ad aspettare il bus c’è solo un gruppetto di ragazzi di colore: questa è discriminazione. Non voglio generalizzare, ci sono tantissime persone che ogni giorno ci aiutano e ci sono vicine, ma anche chi ci tratta con disprezzo».

«A lezione di inglese alla Casa della Pace – rispondono con il loro accento francese – Durante la settimana, invece, perfezioniamo il nostro italiano all’Istituto Don Milani. Sarebbe però più facile apprendere la lingua se la gente ci parlasse». Fuori dal finestrino scorrono le istantanee di una città non loro. Le loro storie, ognuna diversa dall’altra, viaggiano sull’autobus numero 1. Ma i sogni, sempre più sbiaditi, si scontrano con la realtà. È ormai più di un anno e mezzo che sono arrivati a Marco, dopo aver sfidato il deserto, le prigioni libiche e il Mediterraneo. Aspettano la risposta alla richiesta d’asilo.

«Non ne posso più di mangiare pasta tutti i giorni», si toglie le cuffiette dalle orecchie. Si capisce che non sta scherzando. «Sto andando al supermercato a comprare qualcosa», ci dice mentre i suoi occhi si perdono. Fuori, sferzati dalla pioggia, i manifesti elettorali del 4 marzo cominciano a stracciarsi. «Sono arrivato qui a Marco più di otto mesi fa. Il tempo sembra essersi fermato».

VERIFICA LA NOTIZIA

Incredibile. Hanno sfidato il deserto, fuggendo da guerre che non ci sono, per mangiare pasta tutti i giorni. Intollerabile.




Lascia un commento