Toh, in Toscana le razze esistono, lo dice il PD: “Categorie utili in esami medici”

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Sesso maschile, età 66 anni, altezza 1,88 metri, peso 98 kg. Razza: caucasica. Sono i dati di un referto della Asl 10 di Firenze, consegnato il 17 gennaio a un paziente che si era sottoposto ad alcuni esami sulla funzionalità polmonare.

Del resto negli Usa è normale, perché le razze esistono e il Dna lo ha confermato. Anzi: ne ha ulteriormente affinato la categorizzazione.

La comunità scientifica è praticamente unanime nel suddividere la specie Homo Sapiens in gruppi razziali. Del resto identificabili ad occhio nudo, oltre che attraverso il Dna e peculiarità fisiche.

La questione del referto non è sfuggita alla Lega Toscana, dopo che Attilio Fontana, candidato leghista alla Regione Lombardia, è finito al centro delle polemiche ma schizzato nei sondaggi, per aver parlato di «razza bianca» a rischio estinzione.

Così, il consigliere leghista Jacopo Alberti ha portato il referto in aula, durante il consiglio regionale toscano: «Se le razze umane non esistono, come hanno sostenuto in questi giorni non solo tanti esponenti politici di centrosinistra ma anche moltissimi scienziati (stronzata ndr..), come mai in un referto della Asl 10 troviamo ‘razza caucasica’? La razza caucasica è la razza bianca e se il concetto è sbagliato non può stare in un referto».

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Il problema dei buonisti oscurantisti è che la razza bianca esiste anche dal punto di vista medico. Puoi negarlo in teoria, ma quando ti scontri con la realtà: «Si tratta di esami relativi alle capacità polmonari – spiega l’assessore regionale alla salute Stefania Saccardi – e, da quello che mi spiegano i medici, i parametri spirometrici cambiano da una zona all’altra del mondo. Un europeo non ha, per esempio, le stesse capacità respiratorie di chi vive sulle Ande e questo deve essere considerato». Ergo: le razze hanno capacità polmonari differenti. Ma è solo una delle tantissime differenze: dalla denstità ossea che rende ai negri difficile praticare il nuoto, alla conformazione del cervello che rende bianchi e ‘gialli’ più intelligenti.

«È vero – ammette l’assessore – è un termine bruttissimo, anche se ovviamente viene usato nei referti senza alcuna accezione razzista o discriminatoria. In ogni caso ci mobiliteremo subito perché sia tolto e sostituito con un termine più adatto, se i programmi dei macchinari lo consentono». Chiamatela Federica.

E intanto la Lega provoca con una mozione: «Chiederemo alla Regione di essere coerente – conclude Alberti – se le razze non esistono non possono stare nei referti».




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