È il direttore generale del Rummo, Renato Pizzuti, a spiegare – in una nota – i passi che sta compiendo l’ospedale il giorno dopo le frasi postate sul proprio profilo Fb dal mediatore culturale Musah Awudu, 37enne ghanese.
Come volevasi dimostrare, le accuse dell’africano all’infermiera di Benevento erano una fake news. Ovviamente i media di distrazione di massa non hanno neanche chiesto conferma all’accusata, hanno pari pari riportato le dichiarazione del diversamente bianco. Che, come sappiamo, ha sempre ragione.

La direzione del nosocomio ha dato seguito alle verifiche interne dopo la bizzarra denuncia del mediatore culturale – un nuovo metodo per parassitare i contribuenti – annunciate il giorno prima: «Dall’ascolto degli operatori presenti sul luogo – prosegue Pizzuti nella nota – emergerebbe una realtà dei fatti diametralmente opposta a quella raccontata. La dipendente ha concretamente dimostrato, attraverso una pregressa attività di volontariato in Africa, una profonda sensibilità all’accoglienza di chi, a causa di guerre e povertà, è costretto a lasciare la propria terra. Per questo, in presenza di un’accusa tanto infamante, ha presentato denuncia (per diffamazione). La difesa intransigente dell’umana dignità e la condanna di ogni intolleranza, non può e non deve condurre a condanne sommarie, non suffragate da prove tangibili».
Ormai se non hai servito gli africani sei considerato razzista.
Ma da quanto, poi, essere ‘accusati’ di avere invitato gli africani a vivere in Africa è considerata una ‘accusa infamante’.
Anche i sindacati – ed è tutto dire – confermano che si tratta di una bufala antirazzista:
Uil al fianco dell'infermiera sul caso del presunto razzismo: La nostra assistita ha presentato una denuncia. "Solidarietà a senso unico non è più tollerabile" #Benevento
Posted by Ottopagine on Tuesday, January 30, 2018
