Mezzo milione di Italiani espulsi dai governi PD



Addio ad un’Italia ’matrigna’ da parte di 509 mila connazionali: negli anni bui della crisi economica (dal 2008 al 2015, soprattutto dal 2011 in poi), la scarsità di opportunità di lavoro ha indotto un esercito di oltre mezzo milione di persone a trasferirsi all’estero, cancellandosi così dall’anagrafe dei comuni d’origine.

È il panorama raffigurato dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, nel Rapporto sulla mobilità occupazionale, presentato a Roma.

Mettendo sotto la lente d’ingrandimento la fuga dei cervelli (ad aver fatto le valigie, spiegano i professionisti, è stata soprattutto una platea laureata, «altamente qualificata» e che può vantare un «elevato grado di specializzazione»).

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Quella scattata dal rapporto è la «fotografia inquietante» di un Paese, il nostro, che «non attrae» è stato il commento del presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro Rosario De Luca.

Ma importiamo una massa di intellettuali africani. Risorse per il lavoro di raccolta di pomodori, come direbbe Gassmann jr. Un settore che, non ci fossero loro, potrebbe impiegare tecnologia robotica, magari dando lavoro a qualche cervello in fuga.



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