Un’intervista di Riccardo Gatti, direttore operativo dell’Ong Proactiva Open Arms, molto impegnata nel traffico umanitario dalla Libia, svela quali siano le reali preoccupazioni di questi scafisti umanitari.
Però è necessario sapere dove prendete i soldi.
«Sì. È legittimo. Ma quello che non è giusto è presentare tutto come qualcosa di marcio. Perché così non è».
I vostri finanziatori sono noti?
«Massima trasparenza. Basta chiederci i bilanci. Non c’è nessun problema. A parte la privacy della vicina di casa che non vuole farlo sapere. Ma continuare così è pericoloso».

Pericoloso?
«La società civile comincia a non fidarsi e meno donazioni significano meno capacità di azione delle Ong. E questo vuol dire una cosa sola: più morti».
Insomma: basta parlare male di noi, oppure anche gli sciocchi che ci fanno le donazioni si accorgeranno che non li usiamo per curare i feriti in guerra ma, solo, per traghettare giovani maschi islamici in Italia.
Intanto, anche oggi hanno passato la giornata a ‘caccia’:
Primo maggio Ong: tutte le navi al lavoro davanti alla Libia
Proactiva Open Arms utilizza il famoso peschereccio Golfo Azzurro, “beccato” dai radar a raccogliere stranieri vicino alle coste libiche. Il peschereccio è stato acquisito dall’olandese Life Boat Refugee Foundation a inizio 2017, e ‘lavora’ in Libia in coppia con il vascello di lusso Astral. Per le due navi, gli spagnoli spendono 1,4 milioni di euro. L’incasso però è più alto, con una raccolta fondi che supera i 2,1 milioni di euro. Secondo il direttore Oscar Camps, la Golfo Azzurro può ospitare 400 persone a bordo e un giorno di navigazione costa “solo” 5mila euro.
