BOLDRINI CHOC: ‘TROPPA LIBERTA’ SU INTERNET’

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“I social network non danno seguito ai loro impegni nella lotta all’odio su Internet”. Lo scrive su Facebook il presidente abusivo della Camera, Laura Boldrini, tornando a denunciare attacchi personali.

Definizione di ‘odio’ secondo Boldrini: notizie che la disturbano.

“La Commissione europea, nonostante gli accordi raggiunti a maggio con i giganti del web, fa notare oggi che negli ultimi sei mesi solo il 28% dei messaggi segnalati come hate speech sono stati rimossi. E intanto l’odio, sospinto dal vento della disinformazione, dilaga”.

Basta con questi inviti/minacce alla censura da parte di questa paladina della non informazione.

A fine maggio 2016 l’Unione Europea aveva imposto un accordo di censura a Facebook, Google, Microsoft e Twitter (che già non hanno bisogno di imposizioni per censurare) per combattere le frasi definite di “incitamento all’odio” pubblicate sulle rispettive piattaforme.
Ma quello che loro definiscono ‘hate speech’ è, in realtà, ‘free speech’.

Il codice di condotta doveva garantire la cancellazione immediata (entro 24 ore) dei post e dei contenuti ritenuti “pericolosi”, moltiplicati sul web specialmente a seguito della forte ondata di immigrati in Europa e degli attacchi terroristici islaici che hanno colpito Francia e Belgio: in sintesi, chi scrive contro l’immigrazione non può.

A distanza di pochi mesi, la Commissione Europea ha richiamato le stesse multinazionali, accusandole di non fare abbastanza per limitare gli abusi illegali tuttora in corso sulle rispettive piattaforme.

Il politburo della UE scrive:

Fino ad oggi sono state emesse circa 600 allerta relative a contenuti di incitamento all’odio e alla violenza, numero non ritenuto sufficiente per sperare che il fenomeno possa essere del tutto estirpato.

“Nella pratica, le aziende impiegano più tempo e non hanno ancora raggiunto questo obiettivo”, ha riportato un membro della Commissione Europea. Hanno sottoposto a revisione solamente il 40% dei casi registrati in meno di 24 ore”.
Il Commissario per la Giustizia Vera Jourova chiede dunque di velocizzare la procedura di verifica, che ora nella pratica richiede circa 48 ore nell’80% dei casi, il doppio rispetto a quanto inizialmente concordato. Tra le piattaforme, è YouTube la più veloce, mentre il fanalino di coda è rappresentato da Twitter.

“Se Facebok, YouTube, Twitter e Microsoft vogliono convincere me e i ministri che l’approccio non legislativo può funzionare, dovranno agire velocemente e fare un grande sforzo nei mesi a venire”, ha affermato il Commissario, ribadendo che, in caso contrario, sarà costretta ad intraprendere azioni legali.

Dei 600 post sottoposti a verifica, solamente 163 sono stati rimossi definitivamente, mentre per 316 si è reso necessario un richiamo per effettuare delle modifiche.

Se ne saprà qualcosa di più giovedì prossimo, quando la Commissione si riunirà per discutere nuovamente il problema al fine di intraprendere una politica comune e preferibilmente condivisa con le aziende coinvolte.

Queste sono frasi gravissime da parte di una entità non democratica che vuole imporre ai cittadini delle nazioni europee la propria visione distorta della realtà: ‘estirpando’ la libertà di espressione.




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