Panama Papers fanno la prima vittima: il premier islandese si dimette

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C’è il primo risultato dell’opera di killeraggio politico che passa sotto il nome di Panama Papers. Sigmunder David Gunlaugsson, il premier islandese.

Quando vuoi manipolare la popolazione, e far cadere un governo non allineato, devi creare uno scandalo. Meglio se finanziario. Ma va bene anche sessuale.

Migliaia di islandesi erano subito scesi in piazza, ieri, quasi a comando, per chiedere le dimissioni del premier Sigmundur Gunnlaugsson.

L’uomo è accusato di possedere insieme con la moglie una società offshore sulle isole Vergini mai dichiarata. La società avrebbe avuto inoltre investimenti per milioni in obbligazioni presso tre banche islandesi, fallite durante la crisi finanziaria del 2008. Il premier è intervenuto ieri in Parlamento e aveva detto a chiare lettere che “non intende rassegnare le dimissioni”. Ma le pressioni sono state troppo forti.

“Il governo ha ottenuto buoni risultati fino a oggi e deve finire il suo lavoro”, ha dichiarato ai parlamentari negando di avere asset in paradisi fiscali. L’intervento non è bastato a placare la rabbia degli islandesi che sono scesi per le strade di Reykjavik lanciando lacrimogeni e urlando slogan contro il premier. Intanto sono salite a 26.000, l’8% della popolazione, le firme di una petizione per chiederne le dimissioni e le opposizioni hanno presentato una mozione di sfiducia.

Ora. Quello al premier islandese somiglia tanto ad un agguato politico. Non siamo in grado di dire se le accuse presenti nei Panama Papers siano vere, nessuno è in grado di dirlo in questo frangente. Siamo però in grado di dire che Sigmundur Gunnlaugsson guida un governo anti-Ue che ha da pochi mesi ritirato la domanda di adesione ed è la dimostrazione di come sia possibile uscire dalla crisi finanziaria con ricette ‘populiste’ e crescere economicamente senza l’Euro. Tutte cose che non lo rendono simpatico all’élite globale.

Il 13 marzo 2015 aveva comunicato il ritiro della domanda di adesione all’Unione Europea. Anche allora, l’opposizione aveva organizzato un corteo di protesta a Reykjavik contro la sospensione dei negoziati.

Stiamo dicendo che i PP sono falsi? Non lo sappiamo. Sappiamo che hanno però un chiaro intento politico. Basti pensare che gli altri politici accusati oggi dal giornale del progressismo francese al caviale sono i Le Pen.




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