Studio: consumo Marijuana rimbambisce, effetti su perdita memoria

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Gli Stati occidentali, sempre meno democratici, ammesso che mai lo siano stati in modo compiuto, hanno necessità di cittadini sempre più inconsapevoli, sempre meno cittadini e sempre più sudditi. Per questo, oltre ai media di distrazione di massa, e al circo dell’entertainment, serve anche un intervento a livello quasi biologico. E allora arriva, ad esempio negli Usa, la grande facilità di prescrivere antidepressivi anche ai bambini.

E c’è, poi, la questione della marijuana. Non c’è altro motivo, dietro la legalizzazione, se non avere cittadini più malleabili.

In questi giorni è uscita l’ennesima ricerca – pubblicata su network medici specializzati in articoli scientifici – che mette in guardia sui danni prodotti per l’uso a lungo termine. Basato su migliaia di giovani adulti che hanno consumato cannabis fino alla mezza età, mette in evidenza che l’uso di marijuana a lungo termine è legato ad un danno alla memoria, con risultati peggiori nei test di memoria verbale.

“Non ci aspettavamo di trovare una associazione così coerente con la memoria verbale per l’esposizione cronica alla marijuana”, tanto più che il legame ‘resiste’ anche quando si tiene conto di altri fattori quali il fumo di sigaretta, l’uso di alcol o altri comportamentali”, ha detto l’autore della ricerca, il dottor Reto Auer dell’Università di Losanna, in Svizzera.

Auer e colleghi hanno analizzato i dati di 25 anni di analisi su giovani adulti, che includeva misure ripetute dell’esposizione alla marijuana nel tempo e un test standardizzato di memoria verbale in tutto il periodo. Quasi 3.500 partecipanti hanno completato i test standardizzati. Un numero enorme per una ricerca così lunga.

I ricercatori hanno trovato che, come negli ultimi anni di uso di marijuana è aumentato, i punteggi di memoria verbale diminuito. In termini pratici, i risultati hanno fatto sì che per ogni ulteriore cinque anni di esposizione, il 50 per cento dei consumatori di marijuana avrebbe ricordato una parola di meno da una lista di 15 parole testati.

“La cannabis è una droga, e come tutte le droghe, danneggia i suoi utilizzatori”, ha detto Wayne Hall, della University of Queensland, in Australia, che è coautore dello studio.
“Questo messaggio deve essere comunicato a tutti i consumatori di cannabis e in particolare quelli che risiedono dove il consumo di cannabis medica o ricreativo da parte degli adulti è ora legale”.

La Sinarchia sta preparando un mondo di automi obbedienti e felici di esserlo. Un mondo perfetto, ovattato, finto.




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