Renzi ha il vizio di mettere le mutande alle statue, il caso di Firenze

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Ilva Sapora, 64 anni, capo del Cerimoniale di Palazzo Chigi è la donna che si è assunta la responsabilità di coprire con un cartone la nudità delle antiche statue dei Musei Capitolini per non offendere la sensibilità del presidente iraniano Hassan Rohani in occasione della sua visita in Italia. E’ il risultato dell’indagine interna a Palazzo Chigi, dopo le polemiche politiche e quello che è apparso come uno scarico di responsabilità con il rimpallo tra la presidenza del Consiglio e la Soprintendenza ai Beni Culturali. Dallo scaricabarile al capro espiatorio? La signora, a un passo dalla pensione, descritta come persona raffinata ed elegante, da 15 anni a Palazzo Chigi ha fatto sapere di non poter rilasciare dichiarazioni sulla visita del presidente iraniano: “È una questione di etica”. Ma le voci uscite dall’entourage a lei vicino a Palazzo sussurrano che siamo vicini alla identificazione di un capro espiatorio.

Peccato Renzi fece lo stesso a Firenze per l’incontro con lo sceicco Mohammed Bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario degli Emirati Arabi, per non turbare quella che Palazzo Chigi definì la ‘sensibilità’ dell’illustre ospite.
Renzi fece coprire con un paravento – un’oscena carta da parati decorata con gigli – il nudo dell’artista Jeff Koons.

Per la precisione si trattava di Gazing Ball (Barberini Faun), calco in gesso di una scultura del periodo greco-romano, alla quale Koons ha aggiunto, in posizione di equilibrio precario, una sfera di colore azzurro e a specchio.

Eppure non ci furono polemiche. E allora Renzi deve avere pensato che replicare sarebbe stato normale, vista anche la successiva imbarcata di Rolex.

Resta da capire perché, stavolta e non ‘quella’ volta, i media abbiano coperto la vicenda. Azzardiamo un’ipotesi: alla lobby che controlla i media va bene fare le marchette ai Paesi islamici del Golfo, ma non va bene un avvicinamento con l’Iran. A noi non vanno bene nessuno dei due, ma è tanto per capire come funzionano i giornalisti a comando.




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