Tubercolosi: profughi non si sottopongono a test, “perché c’è il Ramadan”

Condividi!

Lassismo di sindaco e prefettura
Nuovi aggiornamenti sul caso che vi stiamo descrivendo in esclusiva, dell’esteso focolaio di tubercolosi nell’hotel “Il Rosone”, sito in via delle Colonne, 2, a Trecase( NA).

Ricordiamo molto in breve come eravamo rimasti Nel suddetto hotel/ristorante che ospita circa 120 africani, negli ultimi due mesi sono venuti alla luce 5 casi di tubercolosi. Per tentare di spegnere il focolaio, l’asl competente aveva sviluppato un piano di test di Mantoux obbligatori: ogni Lunedì, dall’8 Giugno al 13 Luglio, a gruppetti gli africani dovevano recarsi al presidio ospedaliero del comune di Pollena Trocchia, per essere sottoposti al suddetto test. Ma come già vi scrivemmo, il primo gruppetto non ne aveva voluto sapere di muoversi.

Ebbene, possiamo oggi dire che nonostante le lettere di segnalazione inviate dall’Asl, reparto Sep ( servizio epidemiologico) al Sindaco e alla prefettura, nulla è cambiato, anzi, non solo quel primo gruppetto non è stato ( in qualche modo) portato a fare il test, ma anche gli altri si stanno, puntualmente, rifiutando di muoversi nel lassismo generale delle istituzioni competenti. Soltanto pochissimi, un paio su 20, si riesce a far muovere.

L’ultima lettera inviata dal direttore de “il Rosone”, obbligato ad informare l’asl in caso di ‘inconvenienti’, descrive motivazioni che sono allucinanti. I ‘profughi’ non vogliono fare il test, perché “violerebbe il Ramadan”….
Insomma, plateali prese per il sedere che chiariscono come i “profughi” sappiano quanto siano ‘xenofili’ coloro che li ‘ospitano’ ( non che fosse vero sarebbe meno grave, e altresì sarebbe un’altra prova di quanto la nostra società sia inconciliabile con ‘certa gente’).

La nostra fonte nell’Asl ci ha comunque chiarito che la situazione è a un punto di stasi.
Sindaco e prefettura continuano ad essere tempestati di lettere, ma fanno orecchie da mercante; la sensazione che gli addetti del Sep hanno è che non si voglia alzare un polverone. Per obbligare infatti gli africani ad eseguire questo test, bisognerebbe utilizzare le forze dell’ordine, e ve lo immaginate? Carabinieri che prendono di forza decine di africani: sarebbe uno scandalo ‘rassista’. I giornali, finora sordi e muti sulla vicenda, accorerebbero come avvoltoi che sentono l’olezzo della carogna; centri sociali assalterebbero la zona e svariati radical chic, più o meno noti, condividerebbero sdegnati la notizia e creerebbero l’hastag:” abbiamo tutti la tubercolosi”.

Quindi, no, è molto difficile che i ‘profughi’ in questione saranno portati ad eseguire il test. Questa è l’Italia di Renzi e Alfano, dove i xenofili la fanno da padroni: oramai non si possono più neanche eseguire le normali procedure epidemiologiche, e proprio ora che stanno diventando sempre più necessarie. Le decine di africani con probabile tbc prossimamente saranno, probabilmente trasferiti in altre strutture in un’altra regione; continueranno a gironzolare come nulla fosse, liberi di diffondere il morbo e creare altri focolai.




Un pensiero su “Tubercolosi: profughi non si sottopongono a test, “perché c’è il Ramadan””

Lascia un commento