L’acqua ‘inquinata’ e la società ‘recupero plastica’

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Cassina de’ Pecchi – Ancora mistero sull’acqua ‘che puzza’. Un esposto da parte dei Comuni interessati alla Procura di Milano ripercorre la vicenda, individuano le responsabilità nell’azienda Dielle, già nota per i quotidiani scontri tra gli ex operai africani licenziati e quelli cingalesi, romeni e moldavi assunti al posto loro.

Il cattivo odore dell’acqua, l’allarme e la preoccupazione dei cittadini, l’analisi dell’impianto e la sostituzione della valvola di non ritorno alla suddetta società. Che nega.
«Abbiamo chiarito ai dirigenti che non è stato fatto alcun sequestro. Non ci è stato notificato, né men che mai, non esistendo ovviamente, è stato convalidato dal giudice – spiega Renato Vitetta, avvocato della Dielle -. In poche parole, non c’entriamo niente. E vogliamo sia chiarito una volta per tutte. Peggio, dopo un mese non sappiamo neanche che fine abbia fatto la valvola in questione, ammesso, ripeto, che abbia davvero qualcosa a che fare con l’accaduto. Amiacque, Cap Holding, il Comune. Nessuno ci può giudicare senza contraddittorio e chiederemo a chiunque lo faccia di risponderne». La ditta ribadisce pure che la valvola era stata “certificata” esperti della manutenzione pochi giorni prima delle puzze. «Abbiamo la documentazione. Per quel che ne sappiamo potrebbe essere stata manomessa. Quando era qui, era regolare. È nero su bianco».

L’avvocato torna anche sui prelievi. «Sono nulli». Di più, ne ha fatti fare di propri, «nel rispetto della legge, a differenza di quelli raccolti da noi dalla taskforce in campo. «I tenici hanno riempito le bottiglie d’acqua dei nostri rubinetti senza che un nostro consulente fosse presente e senza sigillarle. Abbiamo una valvola sostituita per un “presunto” malfunzionamento e una serie di campionature di acqua non autorizzate».




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