Lasciate i bambini congolesi in Congo

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Sono giorni che i media ci molestano con la storia delle ventiquattro coppie di italiani ‘bloccati’ in Congo perché quel paese ha fermato le loro adozioni di bambini congolesi.

Sia perché sono fanatici delle adozioni internazionali, sia perché utilizzano la vicenda per meri fini politici contro un’altra congolese, quella che fa il ministro in Italia, non c’è politico o giornalista che non si sprechi in ridicole grida di dolore posticcio.

E allora tocca a noi dire quello che nessuno dice: lasciate quei bambini in Congo.

Non entriamo nella vicenda dal punto di vista legale, e sull’accordo disatteso dallo Stato africano, a noi interessa la vicenda dal punto di vista culturale e morale. E siamo profondamente convinti che, in questo senso, quello delle adozioni internazionali sia uno dei business più osceni generati dalla Globalizzazione. Ancora più osceno, quando prevede lo spostamento coatto di bambini da luoghi lontani in società tanto diverse.

Le adozioni internazionali sono negative. Lo sono per le società di origine, perché le privano dei loro giovani; lo sono per quelle di accoglienza, perché gli adottati si rivelano – statistiche alla mano – fattori destabilizzanti e con un’alta incidenza al comportamento antisociale. E lo sono soprattutto per loro, i bambini, che vengono catapultati in una realtà che non li appartiene, estranea e straniera, che, non a caso, genera molto spesso infelicità e rigetto con le conseguenze descritte prima nel modo di essere e di comportarsi.

Quello di questi genitori che vanno a caccia per il mondo di ‘bambini’, come fossero ‘prede’ da portarsi a casa, è il ‘grande egoismo’ dell’epoca moderna. E lo vendono come ‘amore’. Ricattano l’opinione pubblica con l’amore. Ma chi veramente vuole fare del bene a dei bambini, sceglie le adozioni a distanza, l’unica vera forma d’amore disinteressata.

Per questo a noi questa telenovela dei quarantotto italiani ‘prigionieri’ in Congo ha ampiamente stufato. Per questo ci sentiamo vittime di uno ‘stalking’ mediatico: nessuno li ha costretti ad andare. Lascino il ‘malloppo’ e tornino a casa, e se vogliono fare del bene, aiutino delle famiglie del posto a prendersi cura di quei bambini. Tutto il resto è egoismo camuffato. O propaganda politica e culturale a seconda del politico o del media che la propina.

E poi, dal punto di vista italiano: ci mancano solo nuovi e futuri ‘kyenge’.

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Fonte: Identità.com




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