Censure: critica Kyenge, produttore vinicolo messo all’indice

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GORIZIA. Ormai la Kyenge fa parte di una ‘specia’ protetta, presto il WWF cambierà logo, e al posto del noto panda ci sarà la ‘faccetta’ della ministra. Anche se il panda è in via di estinzione, mentre i ‘Kyenges’ sono in piena proliferazione.

E così, dopo l’autista di bus licenziato per avere osato criticare le politiche della congolese e averla invitata a tornare in Congo, è la volta di un notissimo produttore vinicolo di Farra d’Isonzo, Fulvio Bressan, il quale sul proprio profilo Facebook ha scritto nei giorni scorsi un messaggio contenente critiche nei confronti del ministro della dis-integrazione, che sono state giudicate ‘gravi’ e ‘razziste’ da alcuni esponenti del mondo vitivinicolo ed enologico italiano – gli stessi che invece di dare lavoro a giovani studenti italiani o casalinghe, preferiscono la manodopera schiavile che fornisce loro la Kyenge – che hanno espresso i soliti messaggi di condanna on line.

Non solo, in un atto di profondo rispetto democratico e delle opinioni altrui, hanno deciso di bandire i vini prodotti dall’azienda Bressan Mastri Vinai dalla guida Slow Wine 2014.

«La guida Slow Wine – si legge in una nota pubblicata da Slow food che ieri campeggiava in apertura della pagina principale del sito – ha sempre recensito con estremo favore i vini dell’azienda Bressan e il tipo di viticoltura che porta avanti. Ma Slow Wine è la guida dell’associazione che in questi anni ha sviluppato progetti internazionali come Terra Madre e Mille Orti in Africa. Fin da subito ha deciso di tenere in ampia considerazione anche il lato umano dei produttori. Le frasi apparse sul profilo Facebook di Bressan sono talmente gravi, offensive e assurde da non meritare pubblicità». Ma pensa. Come possano coniugare, questi parrucconi di Slow Food, la cultura del cibo legata al territorio con l’immigrazione selvaggia vaticinata dalla congolese è cosa misteriosa che ci piacerebbe approfondire. E la protezione di prodotti tipici locati con denominazione Italiano Doc, con l’idea dello Ius Soli? Regna grande confusione nelle teste vuote dell’associazione Slow Food: pensano di poter difendere la razza chianina o il lardo di Colonnata, senza difendere chi questi prodotti ha creato e concepito? Stolti.

I vini Bressan sono molto conosciuti anche all’estero.

Subito si sono scatenati i commenti, in maggioranza di solidarietà al viticoltore messo all’indice: «Appare molto pericoloso dare inizio anche per i vini a una scelta con così marcata posizione ideologica – ha scritto ad esempio un utente che si firma Vittorio Cavaliere –. Occorre valutare la qualità dei vini e questo vogliono i consumatori, per censurare esistono già tantissimi sistemi, in ogni caso mi appare raccapricciante assistere alla gioia di chi non si sta rendendo conto di quale danno si vuole arrecare a Bressan. Mi auguro che lui abbia la forza di resistere a quello che ormai non è più una semplice gogna mediatica».

O ancora c’è chi ha evidenziato che una guida come Slow Wine dovrebbe limitarsi a recensire la qualità oggettiva dei vini senza pretendere per ogni produttore «un certificato di buona condotta e pensiero politicamente corretto».

Bressan ha replicato: «Volevo mettere in evidenza lo spreco di denaro pubblico che la Kyenge porta avanti ai danni degli italiani. Io non sono un perbenista e per onestà intellettuale dico che non mi sono pentito dei concetti critici che ho espresso e se ho usato quel linguaggio ineducato e provocatorio l’ho fatto per dimostrare che nel nostro paese ormai si viene ascoltati solo se si usano espressioni becere. Certo, tanti amici mi hanno detto che avrei dovuto usare termini diversi. È questo il concetto di accoglienza secondo il ministro Kyenge? Io politicamente ho criticato tutti, da Berlusconi e Pd alla lega, da Fini a Di Pietro. A me non interessa la politica ma da cittadino mi sento indignato per la situazione di questo paese».

A parte il solito sciocco refrain ‘anche io ho amici di colore’ che chiunque deve dire, pena l’accusa di ‘razzismo’, Bressan non ha ‘abiurato’.

Slow Food, dietro la patina di associazione in difesa della tradizione culinaria, è la solita associazione anti-italiana con una chiara agenda politica.
Puntano a silenziare il dissenso strangolando economicamente chi si oppone alla loro oscena visione del mondo. Abbiamo un modo semplice per difendere la libertà di espressione: comprare vini dal signor Bressan. Come farà chi diffonde questo giornale on-line, che da oggi pubblicizzerà gratis alle sue migliaia di lettori i vini che i censori di Slow Food non vorrebbero farvi bere. La libertà di espressione si difende anche così.

http://www.bressanwines.com/indexitaliano.html




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