Criticò Santa Kyenge: lo vogliono licenziare!

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Verrebbe da scrivere, che chi tocca la Kyenge muore – almeno dal punto di vista lavorativo – non che si sia spinti dal desiderio di toccarla. Almeno chi ha un certo senso dell’estetica. (Si potrà dare un giudizio estetico, o si rischia la perquisizione delle proprie onde cerebrali da parte della polizia politica a cottimo?)

E’ quanto accaduto al consigliere circoscrizionale Upt del Trentino, Paolo Serafini, che ebbe l’ardire di criticare il quasi ex ministro Cecile Kyenge. Su facebook scrisse che doveva ”tornare nella giungla” e attaccò il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e la presidente della Camera, Laura Boldrini. Paolo Serafini, che lavora come autista per Trentino Trasporti Esercizio, si è infatti visto arrivare una lettera di contestazione in cui viene affermato “che sarebbe venuto meno il rapporto di fiducia“. Insomma, come in tutti i regimi che si rispettano, le opinioni politiche, quando contrarie ai desiderata dell’oligarchia al potere, fanno perdere il posto.

Subito dopo quel suo post su facebook, il consigliere provinciale del Pd Mattia Civico ,contando sui buoni rapporti con la casta dei magistrati, ha presentato un esposto in Procura, e subito è scattata una denuncia da parte della Polizia Politica Digos e il pm ha attivato l’iter per oscurare la sua pagina facebook.

Nel frattempo, dopo ormai un paio di mesi, il famoso ‘invito allo stupro’ da parte di due politici di sinistra – uno Pd e l’altro Sel – di due donne bianche, una italiana e l’altra russa, non ha avuto alcun seguito giudiziario. I signorini infiocchettati della Digos se ne sono fregati, i Pm delle varie procure in giro per l’Italia pure. I media non ne parliamo. Del resto, invitare allo stupro è nulla, se confrontato all’invito a tornare nella giungla. Che poi, è solo il luogo di provenienza della Kyenge, quindi un modesto invito a tornare a casa.

Ovviamente i sindacati non difenderanno l’autista. Non difenderanno il diritto costituzionale ad avere un’opinione politica senza vedersi licenziare per rappresaglia. Essere licenziati o comunque perseguitati per le proprie opinioni è ciò che distingue una democrazia da un regime, noi quella distinzione l’abbiamo superata da tempo. Siamo in un regime in stile africano, dove chi si oppone viene ‘eliminato’ economicamente e quindi distrutto.

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4 pensieri su “Criticò Santa Kyenge: lo vogliono licenziare!”

  1. perbacco…stà Kyenge è peggio della “pimpaccia”…per chi non ne conosce la storia trattasi di una signora, vissuta a Roma, fra il 1591 ed il 1693, di nome Olimpia Maidalchini.
    Peccato che Pasquino nun ce sia più…

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