Savona: ‘OSTinati’ contro la marchetta di 100mila euro ai Rom

Condividi!

Dopo la decisione della giunta Berruti di destinare 100.000 euro alla ristrutturazione del campo nomadi della Fontanassa, soldi sottratti al welfare dei cittadini, a Savona c’è chi dice no. Ecco la presa di posizione degli OSTinati.

A Savona vantiamo un Servizio Sociale capace ed efficiente. Per questo facciamo fatica a credere che provenga da esso una proposta ingenua e miope come quella di sprecare 100.000 euro per trasformare l’area della Fontanassa, destinata ad ospitare gli indispensabili servizi logistici di una struttura sportiva che va rilanciata, in un camping quattro stelle destinato a campo nomadi.

Possibile che si sia preferito chiudere un occhio e guardare solo la bolletta luce/acqua cumulativa che nessuno paga? E possibile che si siano chiusi entrambi gli occhi pensando che la soluzione potesse essere quella di trasformare una sola utenza collettiva in tante utenze individuali? Come si può pensare che d’ora in avanti i Rom diverranno diligentissimi, sottoscrivendo e pagando con regolarità utenze individuali, terrorizzati da una spada di Damocle efficace come la minaccia del taglio di luce ed acqua per insolvenza?

Forse serve una riflessione un poco più profonda e coraggiosa, magari confrontandosi con esperti giuridici e sociologi esperti di marginalità, per affrontare e provare a risolvere un “problema” di questa portata.

Perché, lo si voglia ammettere o no il problema degli zingari a Savona c’é, eccome, e le forze politiche, per demagogia o timore, non l’hanno mai affrontato come si deve, quando addirittura qualcuna di loro non lo ha strumentalizzato come deterrente per fini elettorali. Come fare?

Intanto cominciamo a sgombrare il campo da una mostruosità sociologica come quella di voler trasformare contro natura chi è nomade in stanziale, colpevolizzandoci per una sua mancata integrazione, che viceversa è il rifiuto caratterizzante di una scelta identitaria.

Una vera lezione antirazzista ed antixenofoba è quella di confrontarsi su queste loro peculiarità chiamandole per nome.

Occorrono due passaggi fondamentali. Il primo di carattere giuridico:

Giuridicamente i Rom si considerano e sono considerati cittadini comunitari?

In quale quadro giuridico nazionale ed internazionale sono inscrivibili i Rom (come altre categorie, homeless, sans papier, ecc.)?

Ma soprattutto è indispensabile un secondo passo di straordinaria difficoltà. Su quale specifico codice etico interno operano quando, rifiutando le leggi del paese che li ospita, assumono comportamenti criminosi (che non serve tacere, definire con metafore o minimizzare perchè comunque non superano il livello di guardia dell’allarme sociale)?

E’ vero o no (ed in che misura) che la cultura Rom accetta il furto come metodo sistematico di mantenimento?

E’ vero o no (ed in che misura) che la cultura Rom accetta la possibilità di obbligare i figli alla questua fino all’età in cui i piccoli fanno pena e quindi di avviarli in maniera coatta alla prostituzione minorile quando diventano più grandicelli e cessando di fare pena cominciano a fare voglia?

E’ vero o no (ed in che misura) che la cultura Rom accetta la possibilità di abusare sessualmente dei minori (come chiamare altrimenti le plurigravidanze di bambine di quattordici anni, di cui si hanno notizie giornalistiche)?

Conoscere questo in maniera non approssimativa e pregiudiziale, ma guardarlo in faccia per quello che è, può essere forse la prima tappa per affrontare il problema. Viceversa non poterne parlare apertamente e pubblicamente, per il timore di essere bollati come mostri di egoismo antiumanitario, è il grande errore di pusillanimità che sta compiendo la nostra classe politica, il concime migliore per far crescere florida la malapianta del razzismo e della xenofobia.

Il grande orrore è pensare di far quadrare i conti con la bolletta della luce personalizzata, turandosi il naso con 100.000 euro, che probabilmente potrebbero essere spesi molto meglio.

Papa Francesco vorrebbe che i suoi pastori profumassero un poco di più di pecora. Forse anche i Servizi Sociali, la Caritas, le innumerevoli onlus locali ed il fariseo che è nascosto nella zona oscura benpensante di ciascuno noi dovremmo tutti profumare un poco più di Rom.




Lascia un commento