Vendola e il giudice che l’ha assolto festeggiano insieme

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L’allegra combriccola: capotavola, di profilo e con gli occhiali da sole, è un altro pubblico ministero del capoluogo pugliese: Teresa Iodice, la stessa che si è occupata delle fughe di notizie e del presunto complotto ai danni di Silvio Berlusconi. Alla sinistra della Iodice ci sono la giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Carmela Formicola (grandi orecchini rotondi) e il compagno architetto e designer, il barbuto Michele De Francesco. Quindi altri tre magistrati: in piedi con gli occhiali da sole, Emma Manzionna, giudice del tribunale civile di Trani, sotto di lei, i grandi amici della coppia De Felice-Bianchi, la bionda pm barese Pirrelli e Carofiglio, all’epoca sostituto procuratore del capoluogo pugliese.

Dieci invitati, tra cui sei magistrati (uno di loro poi diventato senatore con il Pd), un funzionario di polizia, una commercialista, una giornalista, due designer e Nichi Vendola.
Ecco la foto della festa privata a cui parteciparono sia il governatore della Puglia sia il giudice, Susanna De Felice, che lo ha assolto il 31 ottobre 2012 dall’accusa di abuso di ufficio.

Ormai quasi quattro mesi fa la De Felice ha assolto il governatore con la formula «perché il fatto non sussiste». La stessa De Felice, nei mesi scorsi, quando le venne assegnato il processo Vendola, aveva segnalato ai suoi superiori di aver partecipato ad alcune cene con la sorella del governatore, Patrizia, ma che la loro non era un’amicizia, solo una semplice conoscenza. Il capo dei gip di Bari, Antonio Diella, a cui lei si era rivolta, non ritenne di intervenire chiedendole di astenersi nel giudizio. Non è dato sapere, perché le carte non sono pubbliche, se la giudice si era ricordata o aveva raccontato al suo capo che in almeno un occasione suo commensale era stato l’imputato.

Ma leggiamo il verbale di dell’interrogatorio di Lea Cosentino, ex direttore generale della Asl di Bari:
«Bandimmo il concorso (quello per la nomina di primario per l’unità operativa complessa di chirurgia toracica del presidio ospedaliero San Paolo ndr) e Vendola mi chiese di procedere velocemente e sponsorizzò la nomina del dottor Sardelli del policlinico di Foggia, suo amico: espletai il concorso, ma il dottor Sardelli non presentò la domanda confidando di poter essere collocato presso il Di Venere in un istituenda unità complessa. Quando Sardelli appurò tramite Francesco Manna, già capo di gabinetto di Vendola, che l’istituzione dell’unità di chirurgia complessa del Di Venere non si sarebbe realizzata, Vendola mi chiese insistentemente di riaprire il concorso per consentire al dottor Sardelli di parteciparvi. Io, a fronte di tali richieste e nonostante fosse stata già composta la commissione che non si era ancora riunita, riaprii i termini del concorso, anche se non ero d’accordo, con la scusa di consentire il massimo accesso a tutte le professionalità. Era chiaramente una forzatura ma Vendola mi disse di farlo perché mi avrebbe tutelata».
Alla fine – rullo di tamburi – «vinse il dottor Sardelli». E De Felice, in questa procedura non ha ravvisato gli estremi dell’abuso d’ufficio, ma i due pm, Francesco Bretone e Desirèe Digeronimo, e il procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno, dopo la sentenza di assoluzione hanno immediatamente segnalato ai loro superiori di essere a conoscenza «di un’amicizia strettissima che lega la dottoressa De Felice e il suo compagno dottor Achille Bianchi (che oggi lavora come consulente del governo di Mario Monti futuro alleato di Vendola) a Gianrico Carofiglio, oggi parlamentare del Pd, e a sua moglie la dottoressa Francesca Pirrelli, sostituto di questo ufficio». Poi i tre magistrati hanno aggiunto: «Siamo a conoscenza che la dottoressa De Felice ha un legame (non sappiamo se poterlo definire di semplice conoscenza o di amicizia) con Patrizia Vendola».
Per questo il procuratore di Lecce, Cataldo Motta, ha deciso di aprire un fascicolo su De Felice e ascoltare come testimone Patrizia Vendola.
Quest’ultima ha confermato di aver frequentato De Felice, in particolare attraverso i comuni amici Carofiglio e Pirrelli, e ha quantificato in una cinquantina le occasioni conviviali in cui avrebbe incontrato il giudice.

La connivenza tra magistratura e una certa politica è ben evidenziata da questa foto. Non si comprende poi come si possa accettarne serenamente le decisioni che dovrebbero – e non sono – essere imparziali.




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