Nessun flusso genetico tra Europa e Africa: Mediterraneo è stata ‘barriera genetica’

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Questo e altri studi, rendono ancora più criminale l’operazione Mare Nostrum: come distruggere in pochi anni, ciò che è stato protetto per millenni.

Un nuovo studio conferma che il Mar Mediterraneo ha agito come ‘barriera genetica’ tra Africa ed Europa,  mediante isolamento geografico.

I campioni prelevati da varie regioni italiane, da nord d’Italia, Toscana, Sicilia e Sardegna sono risultati ovviamente più vicini a quelli di altri europei del sud dalla penisola iberica, Balcani e Grecia, e tutti questi campioni sono a loro volta risultati vicini ai conquistatori neolitici che portarono con loro l’agricoltura in tutta Europa .

rappresentata qui dal campione Cappadocia dall’Anatolia. 

Non c’è stata alcuna commistione genetica significativa dal Medio Oriente o dal Nord Africa verso l’Europa meridionale dal neolitico.

Abbiamo tradotto lo studio scientifico:

Geni rispecchiano la geografia del bacino del Mediterraneo

In primo luogo abbiamo usato analisi delle componenti principali (PCA) per visualizzare le distanze genotipiche tra le popolazioni studiate.  Da questo risulta che le popolazioni delle coste meridionali e settentrionali del Mediterraneo sono state geneticamente separate dalla barriera geografica del Mediterraneo. 

Il ruolo del Mediterraneo come barriera per il flusso genico tra le popolazioni è stata sostenuta anche dalla nostra analisi utilizzando il software BARRIER, che implementa l’algoritmo di Monmonier. 

In accordo con questa scoperta … la distribuzione PCA delle popolazioni ricorda da vicino la mappa geografica dei paesi che circondano il Mar Mediterraneo . 

Su questa “mappa” PCA delle popolazioni, la costa orientale del Mar Mediterraneo è opportunamente occupata dai palestinesi e libanesi drusi. . Yemeniti e beduini si allontanano invece dalle popolazioni del Mediterraneo e sono più vicini alle popolazioni del Vicino Oriente […]

I Selgiuchidi (Turchi) iniziarono l’occupazione  dell’Anatolia nel 12 ° secolo dC; tuttavia, gli attuali abitanti della Cappadocia che abbiamo incluso in questo studio, appartengono alla popolazione precedente l’invasione, e hanno mantenuto la religione e la lingua dei pre-selgiuchidi e, quindi, molto probabilmente il corredo genetico degli antichi anatolici. 

L’unico flusso genetico dal Vicino Oriente all’Europa deve essere avvenuto in epoca preistorica, nel neolitico.

Anche se le isole del Mediterraneo sud-orientale sembrano aver agito come un ponte tra Anatolia preistorica ed Europa meridionale, il trascurabile flusso genico tra le coste africane ed europee dimostra che il Mar Mediterraneo ha avuto una funzione di barriera con il Nordafrica, come suggerito anche da studi di polimorfismi del mtDNA. 

Così, il Mediterraneo sembra aver facilitato la conquista degli agricoltori neolitici lungo la costa Sud-europea ma, soprattutto, agito come un fattore di isolamento tra le coste europee e africane.

 

In sintesi: checché ne dica la Boldrini, il Mediterraneo non è stato un ‘ponte’, è stato un ‘difesa’. Nessun flusso genetico tra il continente africano e quello europeo. L’ultimo flusso genetico di rilievo verso il il sud d’Europa – Italia compresa – risale alla grande conquista neolitica, quando il Vicino Oriente era abitato da popolazioni come quelle che attualmente abitano l’Europa, prima delle invasioni arabe e turche. Popolazioni che ancora sopravvivono in sacche di ‘resistenza genetica’ in Siria, Cappadocia e altre isole genetiche sparse.

Questo e altri studi, rendono ancora più criminale l’operazione Mare Nostrum: come distruggere in pochi anni, ciò che è stato protetto per millenni.




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