Profugo ha stuprato disabile che gli chiedeva aiuto a Milano

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Anche le analisi con le comparazioni del Dna, finite agli atti di recente, hanno confermato le accuse nei confronti di Said Yusuf, il 32enne immigrato fermato il 10 maggio dalla Squadra Mobile con l’accusa di aver violentato una donna disabile di 57 anni, senza fissa dimora, all’interno di una tenda in cui le aveva offerto riparo in piazza Carbonari, non lontano dalla stazione Centrale, nella notte tra il 28 e il 29 aprile.

Dopo l’ultimo accertamento, la Procura ha chiesto e ottenuto per l’immigrato, senza fissa dimora che era titolare di un permesso di soggiorno per protezione sussidiaria, il processo con rito immediato, disposto dal gip Livio Cristofano.

L’africano, nell’interrogatorio davanti al giudice, assistito dal legale Marco Valente, aveva tentato di negare le violenze, che sarebbero avvenute in tre fasi. “Gli ho chiesto aiuto, mi serviva assistenza, volevo che chiamasse il 118, perché io mi muovo con due bastoni, e lui, invece, mi ha portato nella sua tenda e mi ha violentato per tre volte”, aveva raccontato agli inquirenti la donna, che con la sua denuncia ha fatto scattare le indagini.

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Alla base del fermo, convalidato poi con la misura cautelare in carcere, c’erano la denuncia e le dichiarazioni della vittima, che ha effettuato anche il riconoscimento fotografico, e il verbale di un testimone che dormiva in tenda in quella zona.

È stato disposto il processo con rito immediato anche per Refaat Rashid, 36 anni, finito in carcere lo scorso 22 aprile con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una 21enne, che venne aggredita il 5 aprile mentre era sul treno Varese-Treviglio, nel tratto tra Milano Porta Garibaldi e Porta Vittoria. Nel frattempo, il giudice ha attenuato la misura cautelare per il 36enne.

Stando alle indagini, l’uomo prima avrebbe fornito alla giovane informazioni sulla banchina e poi l’avrebbe aggredita dentro il convoglio. “Ho incominciato a piangere – ha messo a verbale la studentessa – Gli dicevo no ma lui continuava, quando però vedeva che ero al limite della sopportazione si fermava (…) Sono riuscita a dargli un colpo sul mento e sono riuscita a scappare”.