Islamici: “Stupri italiane solo prova generale, siamo padroni del territorio”

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Ricordiamo questa intervista di rara onestà di un’intellettuale islamica che rivela cosa sono venuti a fare qui in Italia.

Ma come nasce la Taharrush Jama’i e perché sfocia in questo genere di abusi? Maryan Ismail Mohamed, antropologa e mediatrice linguistico culturale, è la prima donna ad aver conseguito in Italia l’attestato di Imam e guida spirituale: «Purtroppo a Capodanno non si è stati pronti a leggere questo tipo di attacco», spiega a Mi-Tomorrow. Numerosi i ruoli istituzionali della Ismail a livello milanese e nazionale: al Ministero degli Interni è membro della consulta nazionale degli immigrati e del tavolo nazionale delle comunità islamiche.

«Credo sia stata solo una prova generale. Sicuramente il messaggio è “siamo padroni del territorio”, dopodiché aspettiamo il risultato delle indagini in corso per capire se dietro c’è una regia. Se così fosse, saremmo davanti ad un atto di terrorismo molto grave e preoccupante. Certo è che in prima battuta va letto come un attacco al corpo femminile, alla donna».

«Vista la modalità dell’aggressione riconducibile ad un preciso mondo religioso, affrontare questo argomento temendo di essere accusati di razzismo o di essere islamofobici porterebbe lontano dalla risoluzione del problema perché la brutalità dimostrata da quanti erano in piazza, magari per caso, ma che poi si sono lasciati trascinare nella violenza collettiva, dimostra chiaramente che siamo di fronte ad un enorme problema educativo che va affrontato con la prevenzione».

«Presidiando tutti gli spazi pubblici dove questi ragazzi si ritrovano e aggregano, per ridialogare con loro e con i responsabili adulti. Penso ai maestri nelle scuole, alle parrocchie, agli imam, ai centri di aggregazione, alle palestre, ai campi sportivi. Dobbiamo andare ovunque loro si riuniscano e parlare dell’inviolabilità del corpo della donna, degli spazi pubblici e del rispetto della legge italiana. Non si può offendere il prossimo: i ragazzi devono capirlo. E poi c’è un altro tema che vorrei chiarire».

«Bisogna lavorare con le famiglie. Io mi chiedo sempre se le madri o i padri sanno che i loro figli vanno in piazza si comportano in questo modo. Credo di no, ovviamente. Ma, dal momento in cui il fatto è accaduto, si deve cominciare a lavorare anche in famiglia».

«Ho visto che nei Paesi arabi hanno creato gruppi di volontari che sanno leggere l’accerchiamento e vi si buttano letteralmente dentro per salvare le vittime degli abusi. Sono composti da uomini e donne con compiti differenti: i primi proteggono, le seconde rassicurano e rivestono le vittime. La realtà di Furlan è solida e attiva sul territorio da anni».

La soluzione non è mandare volontari a difendere le ragazzine dagli immigrati. E’ rimandare gli immigrati a casa propria. Ma vi sembra normale che si dovrebbe, secondo questa loro rappresentante, educarli a non stuprare in piazza le donne? Questo è un problema che affronterete voi nei vostri Paesi, noi possiamo risolverlo semplicemente: rimandandovi da dove siete venuti.

Perché il vero scontro di civiltà è il loro ingresso nella nostra società.

Chi stiamo facendo entrare nelle nostre società?

Ad esempio, tre profughi minori che dopo avere stuprato in gruppo una ragazzina, si difesero dicendosi sorpresi che fosse reato in Austria stuprare le donne.

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La ragazza stuprata, una studentessa di 21 anni, aveva cercato di difendersi, ma le avevano sbattuto la testa ripetutamente e strangolata. Poi l’hanno violentata esanime, più volte, tutti e tre.

I tre richiedenti asilo minori non accompagnati – provenienti dall’Afghanistan – vennero poi condannati a cinque e sei anni di carcere per il brutale stupro di gruppo.

In aula, sostennero, esterrefatti, di non essere a conoscenza che la violenza sessuale fosse vietata, perché “le donne hanno un ruolo diverso nella loro terra di origine”.

I tre profughi avevano scelto a caso la vittima, l’hanno seguita e violentata in un bagno pubblico.

Il violentatore più giovane aveva 16 anni. Almeno in teoria. Ed è stato proprio lui a pianificare lo stupro. Non solo, una volta in carcere, aveva molestato anche un’agente penitenziario.

La ragazza stuprata, una studentessa di 21 anni, cercò di difendersi disperatamente. In seguito alla violenza abbandonò anche gli studi, perché non era più in grado di stare vicino ad altre persone.

Stiamo facendo entrare individui che hanno una scala di valori completamente diversa dalla nostra.

O come il richiedente asilo che, in Austria, dopo avere stuprato un bambino di 10 anni, aveva spiegato di non essersi potuto frenare perché, testuale: “ho un eccesso di energia sessuale, molto forte”.

Questo accade quando importi masse di giovani maschi in fuga dalla noia.

Quello che sta accadendo in Europa, oltre ad essere figlio di un progetto criminale di sostituzione etnica, è anche figlio di un degrado mentale della classe dirigente.

Perch̩ nonostante sia chiaro il motivo per cui vengono in Italia e in Europa Рrazziare donne e soldi Рcontinuano a farli entrare senza alcuna opposizione.




Un pensiero su “Islamici: “Stupri italiane solo prova generale, siamo padroni del territorio””

  1. D’accordo sul fatto di insegnare a non stuprare, ma contemporaneamente le donne devono essere messe in guardia dagli usi e costumi e religioni, di certe popolazioni ed l diritto alla difesa. La difesa è sempre legittima.

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