I calciatori sono ormai un’arma di propaganda dei globalisti per distruggere l’identità dei popoli.
La partita Inghilterra-Iran ne è stata un perfetto esempio: in ginocchio gli uni contro il razzismo, mentre hanno un premier indiano, e senza cantare l’inno gli altri contro il regime sciita.
Un regime comunque votato dal popolo. E infinitamente meno islamista di quello qatariota, ad esempio.
Diciamolo chiaro: quella in atto in Iran è l’ennesima rivoluzione colorata. Non è un caso che utilizzi i tipici amici del regime americano, i curdi.
All’esordio mondiale contro l’Inghilterra, i calciatori della nazionale iraniana hanno boicottato l’inno della Repubblica iraniana, rimanendo in silenzio mentre risuonava al Khalifa International Stadium. Un silenzio che non è piaciuto ai tifosi provenienti da Teheran che hanno accolto il gesto dei giocatori con fischi, insulti e gestacci (come il dito medio e il pollice verso).
Se l’Iran fosse alleato degli Usa, quello in atto sarebbe definito terrorismo, come è definito tale nell’alleata Arabia Saudita.
