Secondo l’ultima ricognizione, sono 16 le navi negriere delle ong, non tutte attualmente in mare.

Otto battono bandiera tedesca. Si tratta della Humanity 1, per la Ong tedesca Sos Humanity; della Rise Above della tedesca Mission Lifeline; della Louise Michel, l’imbarcazione finanziata dall’ex artista britannico Banksy; della Sea Watch 3, attualmente sottoposta a fermo amministrativo a Reggio Calabria, della Ong tedesca Sea Watch, che possiede anche Aurora, battente bandiera britannica; della Sea Watch 5, che sta per essere messa in mare dalla Ong tedesca United4Rescue, recente destinataria di un finanziamento di 2 milioni di euro da parte del governo Scholz; della Sea Eye 4 della Ong tedesca Sea Eye, ora ferma in Spagna a Burriana; della Resq People, della Ong delle toghe rosse italiane Resq; del Nadir della Ong tedesca Resqship.
La Mare Jonio, della Mediterranea Saving Humans (fondata da associazioni come l’Arci e Ya Basta Bologna, altre Ong come Sea Watch e imprese come Moltivolti di Palermo e finanziata dai contribuenti italiani attraverso gli enti locali governati dal Pd e da Banca Etica), è l’unica a battere bandiera italiana. Ancora per poco.
Battono bandiera spagnola, invece, il vecchio rimorchiatore Open Arms e la nuova ammiraglia Open Arms Uno, della catalana Proactiva Open Arms, che possiede anche la barca a vela Astral, battente bandiera britannica e al momento ferma in Spagna. Spagnola anche la Aita Mari della Ong basca Salvamento Maritimo Humanitario, che ha appena sospeso temporaneamente l’ultima missione prevista nel Mediterraneo in attesa degli sviluppi della situazione in Italia.
Altre due navi battono bandiera norvegese: la Ocean Viking, per Sos Méditerranée, organizzazione finanziata dallo Stato francese, e la Geo Barents, di Medici Senza Frontiere, in acqua da giugno 2021. Entrambe sono pronte a ripartire, come anche la Open Arms.
Prossima a traghettare è anche la Life Support, battente nientemeno che bandiera panamense, un offshore vessel di 51,3 metri di lunghezza voluto da Emergency, forse perché costava troppo salire a bordo delle ong di altri, come ebbe a dire Gino Strada.
Accanto alle navi, a pattugliare il Mediterraneo ci sono cinque mezzi aerei: Sea Watch ne conta due (Sea Bird 1 e 2) più il Moonbird con la no profit svizzera Humanitarian Pilote Initiative, a cui si aggiungono altri due velivoli della Ong francese Pilotes Volontaires (Colibri 1 e 2) e. Tutti sorvegliano in particolare il tratto di mare davanti alla Libia. Nel 2019 l’Enac non concesse l’autorizzazione al decollo né da Lampedusa né da altri porti italiani a Colibrì e Moonbird, spiegando che «le norme nazionali, così come quelle in vigore negli altri Paesi europei, per questi aeromobili prevedono l’uso per le sole attività ricreative e non professionali». Mentre il soccorso in mare rientra a tutti gli effetti «tra le operazioni professionali», incompatibili «con gli aereomobili di costruzione amatoriale». Poi è tornato il Pd.
Un vero e proprio esercito privato ostile in guerra contro l’Italia e finanziato da Stati stranieri.

….e noi vorremmo concertare una soluzione con UE? Dopo che Francia e Germania finanziano direttamente, e altri appoggiano?
E’ pur vero checl’Inghilterra, complici Badoglio e i l nostro Stato Maggiore, ci ha voluto umiliare privandoci del naviglio; ma non potremmo armare un po’ di naviglio sottile, e abbordare e confiscare quelle nsvi corsare?