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Arabo stupra figlio di 4 anni a Reggio Emilia e poi va alla Caritas

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I ricongiungimenti familiari stanno trasformando l’Emilia in un emirato islamico.

Un immigrato ha violentato il figlio di 4 anni e minacciato l’ex moglie. È quanto accaduto a Reggio Emilia.

L’arabo, 44 anni, deve rispondere di una duplice accusa, lo stupro del figlio e le minacce contro l’ex moglie.

I fatti risalirebbero all’ottobre del 2018, quando l’arabo avrebbe ripetutamente costretto il figlio di 4 anni a subire abusi sessuali.

Successivamente, tra il 2018 e il 2019, avrebbe condotto atteggiamenti persecutori contro l’ex moglie.

Il bambino, quindi, avrebbe raccontato alla madre delle violenze subite: “Ogni volta che vedo papà sento dolore fisico“, avrebbe detto il piccolo e la donna, di nazionalità marocchina come l’ex marito, ha quindi deciso di sporgere denuncia.

In questura l’ex moglie ha anche prodotto le chat in lingua araba in cui erano riportate le conversazioni con l’uomo.

Nel 2019 si sarebbe presentato nella scuola del bambino con regali, e la donna aveva ricordato alle maestre che senza la presenza degli assistenti sociali non gli era permesso incontrare il figlio.

Per farsi perdonare – pensate che concetto hanno di realtà – da lei, inoltre, più volte tentava di entrare nella scuola con un mazzo di fiori che cercava di consegnare con insistenza.

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Alle visite improvvisate si univano le insistenze al telefono. L’uomo, infatti, avrebbe tempestato la donna di messaggi in cui chiedeva ripetutamente di tornare insieme a lui.

In altre occasioni avrebbe mandato foto in cui faceva notare che mangiava alla Caritas: “È colpa tua“, scriveva. Grande la Caritas.

All’atteggiamento ossessivo con il telefono e alle visite improvvisate, infine, si sarebbero aggiunti i pedinamenti: “Lui ci seguiva, veniva anche al parco. Nel 2018, un giorno, ci ha visti per caso ma il bambino non voleva incontrarlo”.

Gli atti persecutori erano accompagnati da minacce: al rifiuto della donna di farlo entrare in casa, l’uomo rispondeva con messaggi in cui si mostrava mentre tentava di tagliarsi i polsi o minacciava di uccidere lei e il bambino.

Più volte l’avrebbe contattata da numeri diversi una volta che l’ex moglie lo bloccava sui suoi dispositivi. Uno stato di cose, questo, che ha gettato la donna nell’ansia e nella paura al punto di costringerla a cambiare la serratura e a restare al buio per non indicare la sua presenza in casa.

Lo stalking, del resto, è un reato che spesso porta a tragici epiloghi come avvenuto a Bologna durante l’estate con una donna uccisa a martellate dall’ex compagno.

Dopo la denuncia della donna, il pm Valentina Salvi ha coordinato tutti gli accertamenti e ha formulato i due capi d’imputazione: violenza sessuale aggravata e stalking.

Nella giornata di mercoledì 5 ottobre è stata ascoltata la donna. L’imputato non era in aula e l’avvocato Marco Pinotti, scrive ‘Il Resto del Carlino’, da giorni non riuscirebbe a contattarlo.

A proposito della violenza sessuale, la donna ha raccontato che dopo aver ascoltato il racconto agghiacciante di suo figlio, ha mandato il bambino dalla pediatra che l’ha subito fatto visitare al pronto soccorso.

I referti sono a disposizione della pm Salvi. La prossima udienza è fissata a novembre per ascoltare altri testimoni.