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Africano stupra donna a Roma: l’accusa chiede sconto di pena

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Jeans e maglione, Sounkarou Niocke trascina i piedi nel corridoio al primo piano di una palazzina del tribunale, consapevole che non sarà una giornata lieve. È accusato di violenza sessuale nei confronti di una giovane turista. Un episodio avvenuto alle spalle della stazione Termini, ormai ridotta a scenario distopico di una città inospitale. Niocke, nato in Senegal nel 1997, si muove in via Marsala, zona dormitorio a ridosso dell’hub. È la sera del 13 maggio scorso e d’un tratto individua una donna che cammina con passo veloce in zona. Si tratta di Mina (il nome è di fantasia), una quarantacinquenne di Firenze venuta nella Capitale per un giro turistico. Ha prenotato un bed and breakfast in Centro e sta rapidamente rientrando.

Di colpo, stando agli investigatori, l’uomo senza casa si trasforma in un predatore notturno e assale la donna con prepotenza. Sono minuti orridi, tra palpeggiamenti, umiliazioni, pantaloni abbassati. Attorno a Mina solo rumori di strada, chiacchiere dal tono concitato, odori di polveri e disinfettanti. Lei si gira attorno ma non vede nessuno. Eppure chiede aiuto strillando a pieni polmoni. Fatalità una pattuglia di carabinieri sbuca dall’oscurità e subentra a interrompere l’assalto. È tardi per evitare quello che di fatto si è ormai trasformato in uno stupro, ma si è ancora in tempo per consegnare il responsabile alla giustizia. Scatta l’arresto quasi in flagranza di Niocke che finisce dentro.

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La sua storia sembra frutto della metamorfosi di un quadrante cittadino: buio, incolto, rischioso. La donna, intanto, si riprende lentamente per quanto è possibile. Ovviamente è segnata. Al punto da scegliere di non presenziare all’udienza in tribunale. Vuol risparmiarsi un faccia a faccia traumatico che, probabilmente, la riporterebbe indietro nel tempo alle mortificazioni di cinque mesi fa. Il pm Gabriella Fazi, approfondita la storia, ha chiesto nei confronti di Niocke il giudizio immediato che si è poi tradotto in rito abbreviato (con uno sconto della pena) per l’imputato.

Termini e il suo carico di umanità dolente, invece, sono sempre lì inalterati. Nella stessa via Marsala il 9 gennaio 2018 un quarantasettenne polacco finì in coma per un colpo sferrato da un trentasettenne a sua volta del Senegal. All’alba del giorno dopo qualcuno scelse il fuoco come soluzione e appiccò un incendio a una sfilza di baracche improvvisate che fungevano da ricovero per i clochard della zona. I dissuasori nel sottopasso che unisce via Marsala a via Giolitti non hanno fatto il loro dovere: uomini e donne continuano ad accucciarsi lungo la via quasi fosse un ostello. Non si può arginare la disperazione con un colonnino di cemento.