Ammiraglio: “Blocco navale contro i clandestini si può fare”

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La sinistra e i media dicono che il blocco navale “non si può fare”. Falso. Lo ha spiegato mesi da l’ammiraglio De Felice. Che ci piacerebbe al posto di Guerini nel prossimo governo.

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Ammiraglio De Felice: “Quello a cui stiamo assistendo è un clamoroso flop del ministro dell’Interno Lamorgese. L’Italia ancora una volta infatti è lasciata sola dall’Europa. E dal meeting in Portogallo non è arrivata alcuna risposta concreta per ricollocare i migranti che sbarcano sulle nostre coste. Dal 2018 al maggio del 2021 solo 1.273 migranti sono stati trasferiti dall’Italia ad altri Stati, a fronte degli oltre 80 mila sbarcati”.

E questo è proseguito dal 2021 ad oggi. Non cambierà molto:

Lamorgese esulta: ricolloca in UE 10mila clandestini sui 120mila sbarcati

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“La strategia italiana di puntare sui ricollocamenti è dunque perdente. La strategia che propongo è sempre la stessa: accordi con Tunisia e Libia per un pattugliamento navale e terrestre misto Paese europeo-Paese costiero nelle acque territoriali africane per lottare contro i trafficanti, evitare i morti in mare e continuare a sostenere i rimpatri “spontanei e spintanei” verso i Paesi di origine”.

Una soluzione potrebbe essere il blocco navale, dunque. Ma la sinistra dice che non si può fare, che è “una misura di guerra” e quindi “non si può applicare, poiché contrasta con le disposizioni che vietano il ricorso all’uso della forza nelle relazioni tra Stati”.

L’ammiraglio non è d’accordo: “Le cose non stanno così. Per blocco navale non si deve intendere tout court quello previsto dalla Carta dell’Onu, inteso quale atto di difesa degli interessi nazionali nei confronti di un’altra nazione non collaborativa, evidentemente ostile. Ma deve essere inteso ed attuato attraverso un accordo con il governo tunisino che permetta l’attuazione di un sistema di sorveglianza e di un pattugliamento misto europeo-tunisino di forze navali nelle acque territoriali tunisine con mezzi e strumenti messi a disposizione o finanziati dell’Unione europea”.

E lo si può fare dicendo alla Tunisia: se non ci state, tagliamo le importazioni.




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