Ucraina produce il 2% del grano mondiale: sono le sanzioni il vero motivo della scarsità

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Per la Russia non è un problema. Lo useranno loro e lo esporteranno nei Paesi non ostili. Il problema è tutto nostro.

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“La Russia vuole affamare il mondo, bloccando l’esportazione del grano ucraino per via mare”. È questa la nuova bufala dei media italiani di regime. D’altronde sul terreno l’esercito russo avanza e non si può continuare a raccontare di ripiegamenti delle armate putiniane pronte ormai alla resa. Dunque occorre cambiare la menzogna quotidiana.

Tanto chi, nel gregge, andrà mai a controllare i dati reali? Basta raccontare che l’Ucraina è il “granaio del mondo” e le pecore si spaventano. Un tempo era considerata solo il granaio d’Europa, ma i tempi sono cambiati. Anche le produzioni ed i produttori, però. Così la produzione mondiale si aggira intorno ai 760 milioni di tonnellate e, grazie ai disinformatori di regime, viene da pensare che Kiev sia il primo produttore. Se no che “granaio del mondo” sarebbe?

Invece no. Per la delusione della squadra di Mimun al primo posto c’è la Cina, con (dati Fao 2020) con 134 milioni di tonnellate. Seguita dall’Ucraina, ovviamente. Macché, seguita dall’India con oltre 107 milioni. Va beh, Paesi lontani, con una produzione destinata a sfamare i propri abitanti. Falso anche questo, la Cina esporta e l’India esportava, prima che bloccasse le vendite subito dopo aver visto le sanzioni contro la Russia. Quella Russia che è al terzo posto con 86 milioni di tonnellate, 36 milioni in più degli Stati Uniti. E poi c’è il Canada, con 35 milioni. Insomma, i due Paesi patria della democrazia e delle libertà potrebbero impegnarsi a vendere il proprio grano a prezzi ridotti ai Paesi poveri, ma si guardano bene dal farlo.

E l’Ucraina? Non è neppure il granaio d’Europa perché è preceduta dalla Francia che produce 30 milioni mentre Kiev si ferma a 25, poco meno del Pakistan. Con la Germania a più di 22milioni, la Turchia a 20 e l’Argentina a poco meno di 19 milioni. L’Italia, che si è scordata la politicamente scorretta “battaglia del grano”, è molto più in basso nella classifica, con meno di 7 milioni.

C’è da dire che non conta solo la produzione totale, ma anche quella pro-capite. Si capirà quindi che i 134 milioni prodotti da più di 1 miliardo di cinesi sono poca cosa rispetto ai 26 prodotti da 22 milioni di ucraini. Perché significa che quasi la totalità è destinata all’esportazione.

Dai dati però emerge che il vero motivo dell’aumento dei prezzi e della scarsità di grano non è il blocco dei porti ucraini, tra l’altro bloccati dalle mine ucraine – un solo porto, Odessa, visto che Mariupol è russo e il grano potrebbe partire da lì -, ma le sanzioni che impediscono alla Russia di vendere il proprio.




4 pensieri su “Ucraina produce il 2% del grano mondiale: sono le sanzioni il vero motivo della scarsità”

  1. Semplicemente assurdo vedere che la Francia produce 30 milioni di tonnellate di grano all’anno, mentre l’Italia solo 7 milioni. Siamo davvero fottuti.

    1. Ah già, negli ultimi 50 anni gli italiani hanno snobbato in massa l’agricoltura per andare a fare tutti gli avvocati, gli insegnanti e gli imprenditori dei servizi. Tutti mestieri che servono fino a un certo punto.

    2. No bello.
      Io ho il mio podere.
      E i miei confinanti coltivano tutti quello che gli rende più denaro.
      Prenditela coi consorzi agrari che assecondano l’idea coltivare grano sia roba da povery.

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