Immigrati padroni a casa nostra: italiani prigionieri – VIDEO

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E’ un problema militare e demografico, risolvibile per via militare e demografica: retate, clandestini messi in grandi campi e poi su aerei militari verso casa. Senza processo. Senza avvocato. Senza ong.




3 pensieri su “Immigrati padroni a casa nostra: italiani prigionieri – VIDEO”

  1. ”Ove sono dunque i tuoi figli? Nulla ti manca, se non la forza della concordia. Allora io spenderei gloriosamente la mia vita infelice per te: ma che può fare il solo mio braccio e la nuda mia voce? – Ov’è l’antico terrore della tua gloria? Miseri! noi andiamo ogni dì memorando la libertà e la gloria degli avi, le quali, quanto più splendono, tanto più scoprono la nostra abbietta schiavitù. Mentre invochiamo quelle ombre magnanime, i nostri nemici calpestano i loro sepolcri. E verrà forse giorno che noi, perdendo e le sostanze e l’intelletto e la voce, sarem fatti simili agli schiavi domestici degli antichi, o trafficati come i miseri Negri; e vedremo i nostri padroni schiudere le tombe, e diseppellire e disperdere al vento le ceneri di que’ Grandi, per annientare le ignude memorie [LO FARANNO GLI ARABI, I TURCHI E I CINESI]: poiché oggi i nostri fasti ci sono cagione di superbia, ma non eccitamento dall’antico letargo.
    Così grido, quand’io mi sento insuperbire nel petto il nome Italiano, e rivolgendomi intorno io cerco, né trovo più la mia patria. – Ma poi dico: Pare che gli uomini siano fabbri delle proprie sciagure; ma le sciagure derivano dall’ordine universale, e il genere umano serve orgogliosamente e ciecamente a’ destini. Noi argomentiamo su gli eventi di pochi secoli: che sono eglino nell’immenso spazio del tempo? Pari alle stagioni della nostra vita mortale, paiono talvolta gravi di straordinarie vicende, le quali pur sono comuni e necessari effetti del tutto. L’universo si controbilancia. Le nazioni si divorano, perché una non potrebbe sussistere senza i cadaveri dell’altra. Io guardando da queste Alpi l’Italia, piango e fremo, e invoco contro gl’invasori vendetta; ma la mia voce si perde tra il fremito ancor vivo di tanti popoli trapassati, quando i Romani rapivano il mondo, cercavano oltre a’ mari e a’ deserti nuovi imperi da devastare, manomettevano gl’iddii de’ vinti, incatenavano principi e popoli liberissimi, finché, non trovando più dove insanguinare i lor ferri, li ritorcevano contro le proprie viscere. Così gli Israeliti trucidavano i pacifici abitatori di Canaan, e i Babilonesi poi trascinarono nella schiavitù i sacerdoti, le madri, e i figliuoli del popolo di Giuda. Così Alessandro rovesciò l’impero di Babilonia, e dopo avere arsa passando tutta la terra, si corrucciava che non vi fosse un altro universo. Così sbranavansi gli antichi Italiani, finché furono ingoiati dalla fortuna di Roma. Ma in pochissimi secoli la regina del mondo divenne preda de’ Cesari, de’ Neroni, de’ Costantini, de’ Vandali e de’ Papi. Oh quanto fumo di umani roghi ingombrò il cielo della America! oh quanto sangue d’innumerabili popoli, che né timore e né invidia recavano agli Europei fu dall’oceano portato a contaminare d’infamia le nostre spiagge! Ma quel sangue sarà un dì vendicato e si rovescerà sui figli degli Europei. Tutte le nazioni hanno le loro età. Oggi sono tiranne, per maturare la propria schiavitù di domani: e quei che pagavano dianzi vilmente il tributo, lo imporranno un giorno col ferro e fuoco. La Terra è una foresta di belve. La fame, i diluvi e la peste sono ne’ provvedimenti della natura come la sterilità di un campo, che prepara l’abbondanza per l’anno vegnente: e chi sa? fors’anche le sciagure di questo globo apparecchiano la prosperità di un altro.”
    Ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, Ventimiglia, 19 e 20 febbraio 1798.

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