Studio gela buonisti: “Immigrati non ci pagheranno pensioni”

Vox
Condividi!

Gli immigrati non sono la soluzione al problema delle pensioni. Infatti il governo Draghi ha già pensato ad agire in modo più diretto:

Più di duemila pensionati morti in 7 giorni: il piano Inps di Draghi va avanti

Abbiamo già parlato del presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, demografo, docente all’università di Milano Bicocca e dei suoi studi dell’impatto negativo dell’immigrazione sul sistema pensionistico italiano.

Lo studio che pubblichiamo di seguito potrete utilizzarlo ogni qual volta sentirete la bufala degli ‘immigrati ci pagheranno le pensioni‘:

La conclusione dello studio è particolarmente interessante:

Vox

Il principio secondo cui l’immigrazione verrebbe a configurarsi come “antidoto” all’invecchiamento della popolazione europea; tuttavia, allorché si spingono le analisi oltre l’orizzonte del breve periodo e se ne valutano gli effetti a distanza di alcuni decenni, il tanto enfatizzato sostegno al “ringiovanimento” da parte dei flussi migratori ne esce fortemente ridimensionato.

I dati mostrano come sino alla metà di questo secolo l’UE nel suo complesso, quand’anche con significative differenze tra i membri che acquisiscono e quelli che cedono popolazione per effetto della mobilità territoriale, sarà caratterizzata da un crescente livello di invecchiamento “importato”.

Un fattore che, aggiungendosi alla perdurante bassa natalità e al continuo allungamento della sopravvivenza contribuirà ad appesantire una struttura per età che già di per sé potrà avere riflessi problematici sui futuri equilibri socioeconomici del vecchio continente.

Insomma, la soluzione all’invecchiamento della popolazione non è l’immigrazione. E questo anche solo dal punto di vista pensionistico che, in teoria, era l’unico motivo che poteva avere una minima credibilità. Non ce l’ha.

Come spiega sempre Blangiardo in un’intervista, infatti, “il problema è che un giorno anche questi lavoratori avranno diritto alla pensione. Già nel 2030 raggiungeranno l’età pensionabile 200 mila persone che non sono nate in Italia. Nel frattempo siamo passati dal sistema a ripartizione a quello contributivo, e i nuovi pensionati saranno persone che hanno versato poco e per pochi anni, perché di solito hanno cominciato tardi (prima lavoravano in nero). Riceveranno pensioni da fame commisurate a quello che hanno versato, e per ragioni sociali sarà necessario integrare al minimo i loro assegni pensionistici. La fiscalità generale dovrà contribuire.”

Detto in modo rozzo: fanno lavori che non creano ricchezza. Servono a fare arricchire i soliti noti e quindi versano molto poco di contributi. Ergo, la loro pensione sarà bassissima. Qualcuno dovrà versare la differenza: gli italiani con le tasse.

Ovviamente, una soluzione c’è, e non è nemmeno complicata. Ma danneggerebbe pochi ricchi, quelli che detengono il potere politico e mediatico: far lavorare i giovani disoccupati italiani, un esercito che se messo in moto garantirebbe il futuro pensionistico per molti anni, anche perché farebbero lavori più di qualità rispetto a quelli degli immigrati che non generano ricchezza. Abbastanza da garantire una transizione dolce verso la rivoluzione robotica che renderà obsoleti moltissimi lavori.

Perché se è vero che la bassa natalità è un fenomeno da non sottovalutare, questo non c’entra nulla con la fantomatica esigenza di importare immigrati. Altrimenti dovrebbero spiegarci una cosa: se fosse vero che mancano giovani, non ci sarebbero giovani disoccupati. Il problema demografico è, semmai, un problema che si porrà tra una ventina di anni, quando non sarà più un problema per la pervasività della robotizzazione dell’economia.




4 pensieri su “Studio gela buonisti: “Immigrati non ci pagheranno pensioni””

  1. “Ovviamente, una soluzione c’è, e non è nemmeno complicata.”

    Non è complicata, ma non è nemmeno contemplata. Il programma è molto più ampio che ‘far quadrare i conti’, chi ragiona in termini di civiltà e secoli, se ne frega dei bilanci annuali o triennali. Anzi, sanno molto bene che l’immigrazione è un affare costoso, se pur volessimo parlare solo in termini monetari.
    Ma ormai si sono messi in testa che l’umanità del futuro dovrà essere mulatta. E che l’europa dovrà fare da apripista a questa ‘meravigliosa nuova società’.

  2. Vorrei parlare un momentino della qualità del lavoro, delle capacità degli operai. Perché prima di prendere la pensione bisogna lavorare un po’ ma pare che gli artigiani non siano più in grado di riparare quello che si rompe. Un ottima scusa, qualche decennio fa, poteva essere quella che le ore di lavoro necessarie per riprodurre un manufatto di qualità facevano salire i costi e il gioco non valeva la candela ma c’è da chiedersi some facessero i nostri nonni a produrre cose tanto belle, finemente lavorate a sgorbia, il ferro battuto con mirabili volute, i vetri artistici delle fornaci ecc.. ed avere prezzi accessibili. Credo che dietro questi alibi vi sia poca voglia di faticare a questo si aggiunge il fatto che i ragazzi di bottega, detti apprendisti, devono essere esperti per poter ambire ad una occupazione diversamente stanno a casa. Se nessuno insegna loro i rudimenti accade quello a cui ho assistito oggi. Mi ero messa in testa di riparare una cassetta del bagno di ultima generazione, così ho smontato il pezzo e sono andata in un grande negozio specializzato. Mi aspettavo di trovare competenza ma mostrando il filmato (chiarissimo) mi sono resa conto che il commesso non capiva quello che vedeva, due idraulici si sono fatti avanti spontaneamente ma anche loro hanno gettato la spugna. In realtà io sapevo benissimo quello che dovevo fare, mi serviva una conferma. La loro preparazione era deludente. Mi chiedo: se un cliente li chiama come fanno a svolgere il lavoro?

I commenti sono chiusi.