Cresce il pressing da parte di Ocean Viking per ottenere un porto italiano. La nave di Sos Mediterranée, sotto inchiesta per avere scaricato in Italia rifiuti infetti, si trova vicino le coste siciliane con 247 clandestini a bordo.

La nave è tornata in mare aperto solamente l’undici febbraio scorso dopo essere rimasta ferma a lungo nel porto di Trapani per via di diverse irregolarità riscontrate dalle autorità italiane.
Una volta mollati gli ormeggi ha raccolto, nel giro di pochissimi giorni, su appuntamento, centinaia di clandestini.
L’imbarcazione francese sta molestando da giorni le coste agrigentine e siracusane.
Non mancano le bufale che il team dell’Ong, a colpi di Twitter, diffonde. Alcuni extracomunitari raccontano di “aver rischiato la vita per fuggire dalla Libia”. Ci prendono per dementi: non siete libici che fuggono dalla Libia, siete nigeriani e pakistani che andate in Libia per imbarcarvi a pagamento, clandestini e parassiti del nostro welfare.
“Ho lasciato il mio Paese con mia sorella che è poi rimasta in Sudan, mi ha dato il suo anello per proteggermi. Ho passato – aggiunge la ragazza – sei mesi in prigione in Libia. Dopo aver visto cosa fanno alle donne e avere sentito le loro urla, sono sollevata dal fatto che non sia venuta con me”. Poi, all’improvviso, l’hanno liberata. Giusto in tempo per imbarcarsi coi soldi che gli aguzzini libici non le hanno rubato. 😂
Al racconto di questa 16enne se ne aggiungono altri di alcuni giovanissimi. Denominatore comune i momenti di prigionia in Libia. Ad esempio Amath racconta: “Sono partito dieci anni fa per cercare lavoro in Libia. Sono andato in prigione dieci volte. Ogni volta le guardie mi picchiavano e quando cercavo di scappare mi sparavano a una gamba. Ho cicatrici su tutta la schiena e bruciature- aggiunge – mi hanno picchiato continuamente”.
E sticazzi? Insomma, qui abbiamo un delinquente che è finito dieci volte in prigione. Lo hanno sempre torturato, ma non gli hanno mai rubato i soldi che lui ha utilizzato per imbarcarsi. 🤡

Sembrerebbero storie strappalacrime degne di cuore…Come quelle famose letterine pubblicate dai giornali anni fa.Affondate quella barca della minkia.
Perché sempre l’Italia? Io sono stanca di vivere in uno stato che lo voglio trasformare nella latrina della galassia. “Mo bona par dabon”, cioè ma basta per davvero. Se a volte parlo in dialetto, non è perché i contadini sono grezzi, ma per difendere la mia identità territoriale.