Islamica africana confessa: “A Milano stupri di gruppo islamici, i nostri uomini lo chiamano Taharrush Gamea”

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Taharrush Jama’i in arabo significa assalti e aggressioni sessuali. Una pratica odiosa messa in atto da afroislamici in branco che violentano donne in strada.

Vox ne ha parlato per primo:

Taharrush gamea, così branchi di nordafricani si divertono a violentare italiane in gruppo ogni Capodanno

Che sia proprio questo, il fenomeno avvenuto in piazza Duomo a Milano la notte di Capodanno lo spiega Maryan Ismail, islamica somala, in Italia da oltre 40 anni (di cui 30 a Milano), docente di Antropologia dell’immigrazione in vari istituti e presidente della neonata associazione Unione islamica italiana.

Perché c’è anche una materia di studio definita ‘Antropologia dell’immigrazione’ 😂

Ha analizzato i fatti in un lungo post su Facebook in cui confessa la pratica di stupri di gruppo dei propri correligionari.

Perché pensa che si tratti proprio di Taharrush Jama’i, quel che è accaduto a Milano?

“Perché la strategia messa in atto è proprio quella. Le vittime, come in altri casi precedenti, sono state isolate e assalite con azioni precise. Gli aggressori formano tre cerchi stretti: il primo è quello che violenta fisicamente la ragazza, il secondo cerchio filma, fotografa e guarda lo spettacolo, mentre il terzo distrae la folla. Uno o due maschi del primo cerchio si fingono ‘protettori e salvatori’ e rassicurano la vittima convincendola che sono lì per aiutarla. Nel video con le ragazze tedesche si notano due giovani che sembra vogliano spingerle fuori dalle transenne, ma in realtà partecipano alla violenza. La tecnica di protezione ha lo scopo di disorientare la ragazza e di spezzarne la resistenza perché così non sa più di chi fidarsi. Patisce quindi anche un ulteriore e drammatico supplizio di tipo psicologico. La vittima viene palpeggiata, svestita, percossa, morsa, subisce penetrazioni digitali o di corpi estranei e, se c’è abbastanza tempo, violenza sessuale vera e propria”.

I presunti aggressori di Milano come avrebbero appreso questa pratica?

“Indubbiamente dal web. Non è un caso che i video a riguardo circolino sui social di lingua araba. I presunti aggressori indagati sono giovani e giovanissimi stranieri o italiani con genitori di origine nordafricana. Qualora fossero responsabili, non dovranno avere attenuanti culturali, ma essere giudicati per violenza sessuale di gruppo”.

Nel mondo arabo da quanto tempo si è affacciata questa pratica?

“Da moltissimi anni, anche se il fenomeno è esploso in Egitto nel 2011 durante la caduta di Mubarak ed è stato ben documentato dalla giornalista della Cbs Lara Logan, vittima di un assalto in piazza Tahrir. Le donne hanno iniziato a rispondere, a non accettare in maniera passiva le violenze. Si è anche appurato che velo e abito tradizionale non tutelano, e neppure la religione di appartenenza: le donne vengono colpite in quanto tali (anche bambine e anziane, si va dai 7 ai 70 anni). Alla base c’è la volontà di dominio. Ciascuna di noi avrebbe potuto finire in quella trappola: poteva esserci mia figlia o le sue amiche, potevo esserci io. In Egitto, in Marocco, in Pakistan, in Indonesia e non solo sono state promulgate leggi specifiche contro questo fenomeno, che poi abbiamo visto accadere a Colonia (a gennaio del 2016, ndr) e ora pure nella nostra Milano. Bisogna intervenire al più presto”.

Ha ragione. E’ urgente abrogare i ricongiungimenti familiari, tornare allo ius sanguinis e rastrellare le periferie rimpatriando tutti i maschi islamici. Perché sono parte di un esercito invasore.

Invece le cosiddette forze dell’ordine sono costrette da magistrati ideologicamente corrotti ad andare a perquisire case di cittadini a caccia di bandiere proibite. Intanto i figli degli immigrati stuprano le loro figlie.




3 pensieri su “Islamica africana confessa: “A Milano stupri di gruppo islamici, i nostri uomini lo chiamano Taharrush Gamea””

  1. Se Trump (magari anche Putin) ci appoggiasse diplomaticamente, potremmo proclamare nelle periferie la Legge Marziale ed effettuare espulsioni di massa di immigrati con o senza la cittadinanza.
    Salvini dovrà far presente ai capi delle prime due superpotenze che l’Italia è l’ultima delle grandi nazioni europee a non essere compromessa etnicamente, e che se cade l’Italia cade tutta l’Europa.
    Se adottassimo il metodo danese, porteremmo gli stranieri in centri di permanenza in attesa del rimpatrio in una nazione africana.

    È necessaria una legge costituzionale che proibisca a chi ha la cittadinanza da meno di 20 anni di accedere alle forze armate e dell’ordine. Il giorno che gli stranieri saranno anche lì, sarà finita.

I commenti sono chiusi.