Lo stupratore di Capodanno resta in carcere, vittima: “Erano tutti nordafricani”

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Stupri di Capodanno, resta in carcere Mahmoud Ibrahim, il 18enne egiziano fermato a Milano per le violenze sessuali di gruppo avvenute in piazza Duomo. Lo ha deciso il gip Raffaella Mascarino che ha convalidato il fermo. Specificando che il 18enne potrebbe darsi alla fuga o inquinare le fonti di prova.

Sussiste inoltre, secondo il giudice, il pericolo di reiterazione del reato per le violenze sessuali di gruppo messe in atto dal branco “con la consapevolezza di poter approfittare dei festeggiamenti per il Capodanno per garantirsi l’impunità”. Il giovane, in Italia da agosto del 2019 e in attesta del rinnovo del permesso di soggiorno, non ha un lavoro né una residenza stabile.

Secondo il giudice ha agito con “una chiara e consapevole adesione al progetto criminoso” del gruppo che ha aggredito quattro ragazze vicino alla galleria, “con una carica di violenza così brutale che solo grazie all’intervento fortuito di alcuni soccorritori non è sfociato in conseguenze ulteriori e più gravi”.

“Siamo state travolte da quest’orda – è il racconto di una delle vittime che il giudice riporta nella sua ordinanza – Venivamo spinte da dietro, e sbattevamo contro quelli davanti che ci respingevano. Siamo così cascate, e mi sono ritrovata per terra, senza riuscire a rialzarmi e sentendomi soffocare, ho iniziato a pensare di morire. Ero atterrita dalla paura, mentre la mia amica strillava. Io non riuscivo, ero stravolta dalla situazione e mi mancava il fiato”.

“All’improvviso – racconta la 19enne milanese -, ho sentito questa folla di persone: specifico che intendo dire che ho iniziato a sentire molte mani che mi toccavano da dietro, sulle gambe e il sedere, e una poi in particolare tra le gambe, che mi toccava in modo ripetitivo. (…) Presto siamo state accerchiate, e ci siamo trovate attorniate da persone nordafricane. In particolare, mi sentivo toccare da quelli dietro di me, mentre altri, posizionati davanti a me, mi davano le spalle e urlavano”.

“Io e le mie amiche camminavamo in fila, ed io ero la prima. A quel punto sono stata toccata, in particolare da una persona nella zona genitale e questa persona mi ha strappato le calze. Quelli che mi toccavano il sedere erano più persone. Ricordo almeno 30 persone, che mi toccavano e mi spingevano“.

“Dando vari spintoni, ho chiuso gli occhi, come per difendermi, e, nonostante le spinte e un inciampo, sono riuscita a non cadere e a liberarmi dell’orda, probabilmente con la forza della disperazione. (…) Non riuscivo a vedere cosa stessero facendo alle mie amiche, perché le persone attorno a loro erano così tante, e le circondavano. Ho raggiunto allora un poliziotto, che si trovava all’ingresso della galleria, e questo mi ha prestato soccorso, aiutandomi a superare il varco, mettendomi in salvo”.




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