Stupro a Roma: «Aspettava una preda italiana»

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Alto non più di un metro e settanta, sui trent’anni, carnagione olivastra, accento chiaramente straniero, «probabilmente arabo». È l’identikit dell’uomo che il 27 dicembre ha tentato lo stupro di una donna di 60 anni a Villa Pamphili, a Roma. A fornire la descrizione dell’aggressore è stata la stessa vittima, che si è presentata dai carabinieri per sporgere formale denuncia dopo un periodo di autoisolamento dovuto alla paura di essere stata (anche) contagiata.

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La donna la mattina del 27, come ogni mattina, intorno alle 7.10, era entrata nel parco dalla parte di via di Donna Olimpia, per l’abituale corsetta quotidiana. Poco dopo, però, si è ritrovata aggredita da quest’uomo con tuta nera e cappuccio calato sul viso, che l’ha gettata a terra, tentando di violentarla e coprendole la bocca per non farla urlare. Lo stupro è stato evitato solo grazie all’arrivo di un altro cittadino, che si trovava in quel tratto di Villa Pamphili. La donna ha comunque riportato un grosso livido dietro la testa, battuta con forza sul sentiero, e diverse tumefazioni anche al volto.

Dopo i primi soccorsi offerti da una signora che portava a spasso i cani, la donna ha avvertito il marito e i carabinieri, che hanno svolto una perlustrazione della zona senza però riuscire a individuare il sospetto. La stessa vittima non era riuscita a fornire descrizioni dettagliate. «Barcollavo, non riuscivo a reggermi in piedi, era tutto come rallentato intorno a me», ha detto al Messaggero, che già a ridosso dei fatti aveva divulgato la notizia del tentato stupro e che parla della possibilità che la donna fosse stata anche stordita con un narcotico.

Gli investigatori ora cercano un giovane che, in base all’identikit, potrebbe essere nordafricano. E scandagliano gli ambienti legati alla vendita e al consumo di droga. Ma dal racconto della vittima, quanto le è accaduto non sembra solo il raptus di uno sbandato. «Ho avuto come l’impressione che quell’uomo vestito apparentemente in tenuta da jogging come me, stesse aspettando al varco la sua preda. Non conta chi fosse entrato, se io o una ragazzina di quindici o vent’anni, qualunque donna avrebbe rischiato la stessa sorte», ha raccontato ancora la donna, aggiungendo che «chi mi ha assalito, si è avvicinato a me già con il volto praticamente coperto da un cappuccio e indossava i guanti, a questo punto penso che lo avesse fatto con premeditazione, per non lasciare tracce».




2 pensieri su “Stupro a Roma: «Aspettava una preda italiana»”

  1. Alto non più di un metro e settanta (sì), sui 30 anni (di sera, forse, potrei passare per 39enne…), carnagione olivastra (sì), accento chiaramente straniero (duj puvron muja n’t l’oli con tutte le vocali chiuse tranne alcune selezionatissime che sono spalancate)… Ma giuro che sono innocente…

  2. Beh Antani non è nordico come me? L’unica volta in cui ho tradito il mio aspetto è stato quindici anni fa alcuni mesi prima del mio matrimonio :dal biondo al castano scuro. Per ritornare bionda nemmeno “lo schiarente della parrucchiera” funzionò. Dovetti tagliare i capelli, corti.
    Scherzi a parte, sono segnata per il comportamento indifferente verso i criminali stranieri, di tutti i buonisti.

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