‘Squid Game’, Corea del Nord: “Riflette natura bestiale capitalismo sudcoreano”

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Nel giorno in cui viene incoronata come la serie di Netflix più vista di sempre al lancio, ‘Squid Game’ viene presa di mira dalla macchina di propaganda della Corea del Nord come un esempio della “natura bestiale della società capitalistica sudcoreana”. In un post pubblicato da un sito di informazione nordcoreano, la serie sudcoreana diventata in pochissimo tempo un ‘cult’ in tutto il mondo, viene interpretata come una metafora “della società iniqua dove il forte sfrutta il debole” e “dove l’umanità è alienata dalla competizione portata all’estremo”.

Nella serie, tra le centinaia di disperati indebitati, tormentati da creditori che li minacciano, che accettano di partecipare a dei misteriosi giochi con un premio miliardario in cui chi perde muore, vi è anche Kang Sae-byeok, una giovane fuggita insieme al fratello dalla Corea del Nord in cerca di una vita migliore ma che invece era finita in povertà costretta a fare la borseggiatrice.

Diremo di più: la società attuale, in tutto l’Occidente, di cui fanno parte economicamente anche Paesi come la Sud Corea, non solo non è la migliore possibile, è un inferno. Solo che chi ci vive non lo percepisce come tale per mancanza di alternative.




6 pensieri su “‘Squid Game’, Corea del Nord: “Riflette natura bestiale capitalismo sudcoreano””

  1. Il pensiero che Ciccio Kim potrebbe polverizzare Seul in 30 minuti dal momento in cui gli girano le palle è una delle ragioni per cui riesco ad alzarmi al mattino.
    Il mio sogno bagnato più segreto è che la Miglior Corea riesca ad invadere gli Stati Uniti. 🚀🚀🇰🇵

    1. allora sicuramente “Red dawn – Alba rossa”, film del 2013, fa al caso tuo, ma ci possono essere due chiavi di lettura del finale:

      1ª: non c’è il lieto fine, per lo meno come lo intendi tu
      2ª: dovremmo imparare dai protagonisti “buoni” come si fa per risolvere i nostri problemi

  2. I cittadini dei regimi comunisti dell’Europa orientale, vivevano in povertà, però avevano a disposizione da parte dello Stato le cose più essenziali, come sanità, istruzione, lavoro e alloggi. Non appena i summenzionati regimi sono crollati nel 1989, e quei popoli sono andati a contatto col capitalismo occidentale liberista e privatizzatore, sono diventati ancora più poveri di prima e sono stati costretti a emigrare in massa all’estero.

    Lungi da me esaltare il collettivismo come modello economico, che come sappiamo è tipico dei regimi comunisti, in quanto la proprietà privata è un diritto inalienabile. Ho però l’impressione che il modello economico da noi vigente da oltre 70 anni a causa della permanente occupazione politico-militare statunitense, sia ben peggiore. Innanzitutto mi fa schifo perché è economicista ed è per la primazia dell’economia e della finanza sulla politica. E, di conseguenza, diciamolo pure, è antipatriottico e anti-identitario.

    1. Fino a quando vi era il blocco sovietico a noi andava bene: gli americani ci usavano come confine e l’Italia rappresentava il miglior matrimonio tra il capitalismo classico e il socialismo.

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