Marcia islamica, migliaia infetti si riversano in Italia. Slovenia: “Lasciamo andare i clandestini in Italia”

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Quando mi hanno fermato in Italia mi hanno portato in Questura e mi hanno preso le impronte digitali. In Slovenia non l’hanno fatto”.

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A parlare così era un clandestino pakistano giunto a Trieste dopo aver attraversato l’Asia prima e la rotta balcanica poi, durante un’intervista televisiva andata in onda mesi fa.

E il flusso di clandestini lungo la rotta balcanica verso l’Italia non si ferma. Anzi, sono ad oggi già circa cinquemila quelli intercettati una volta entrati in Italia. Esclusi, quindi, tutti quelli che sono passati indisturbati. E tutto questo, nonostante sia noto che la rotta è una delle più pericolose catene di ingresso della variante delta in Europa. Moltissimi sono infatti pakistani, bengalesi e afghani, e lì la variante indiana dilaga.

A confermare questa prassi è stato anche Kristjan Pahor, ex militare sloveno: “La nostra polizia più volte gira la testa davanti ai migranti che attraversano la Slovenia perché c’è carenza di organico e attrezzature tecniche; è possibile che il regolamento di Dublino venga rispettato parzialmente”, ha dichiarato.

Non è per “carenza di organico”: è che chi li identifica, viene considerato “primo luogo di sbarco”, e così, per il famigerato Trattato di Dublino, è come se fosse sposato a vita col clandestino.

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Siamo senza frontiere. Tutto perché facciamo parte della Ue. Che ci è costata 200 miliardi di euro da quando ne facciamo parte, che ci tratta a pesci in faccia nel momento del bisogno. E ci impedisce di rimandare in Slovenia i clandestini. Ma non impedisce alla Francia di rimandarci i clandestini a Ventimiglia.




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