Jorginho: “Nato in Brasile ma sangue italiano”

Condividi!

Joao Santos, agente di Jorginho fresco campione d’Europa con l’Italia: “Sono molto contento, è entrato nella storia del calcio italiano, nessuno era mai diventato campione d’Europa sia di club che con la nazionale allo stesso tempo. Penso capirà da oggi di aver vinto… Quello di ieri è il rigore sbagliato più bello. Alla fine ci ha pensato comunque Donnarumma”.

VERIFICA LA NOTIZIA

“Per me contro la Spagna, che ha regalato il miglior calcio del torneo. Lì è stato fondamentale per evitare che gli avversari segnassero due o tre gol”.

“Il suo obiettivo è il Mondiale in Qatar, questo era solo un aperitivo. È nato in Brasile ma il suo sangue è italiano“.

L’italianità di Frello, Palmieri e Toloi è lo schiaffo in faccia più grande ai pervertiti dello ius soli. O è italiano Giorgino o è italiano Balotelli, tertium non datur.

La federazione italiana dovrebbe battere il Sudamerica palmo a palmo a ‘caccia’ di bambini da portare in Italia coi genitori. Invece vanno a saccheggiare l’Africa.

Se invece del Barcellona Messi fosse stato arruolato dalla Juventus…

E, ovviamente, questa sarebbe solo la ricerca meno importante: lo Stato italiano deve andare alla ricerca di giovani italiani nel mondo da riportare in Italia. Invece di arruolare cleptomani dai barconi.




30 pensieri su “Jorginho: “Nato in Brasile ma sangue italiano””

  1. “Ha la cittadinanza italiana iure sanguinis (ottenuta nel 2012)[5] per il suo trisavolo paterno, Giacomo Frello”. Un po’ poco per i criteri di Vox. Ergo, anche quella italiana è una nazionale infetta…

          1. Antani… Balotelli è ghanese! Non può essere ebreo! Anche se la madre adottiva lo era non vuol dire nulla.

          2. Ma no, certo. Si tratta della solita cohencidenza. Casualmente i Balotelli sono ebrei che hanno deciso di fare beneficenza ai Barwuah. E allo stesso modo, casualmente, non hanno mai fatto beneficenza ai Rossi.

        1. Guarda, ti stupirò: Larissa Iapichino è Italiana. Per prima cosa Larissa Iapichino è il suo nome vero, poi suo padre è Italiano e sua madre ha scelto l’Italia quando non era “di moda” o necessario. Mario Balotelli è un nome finto. Eccetera eccetera.

          1. Larissa non mi sembra proprio caucasica. Che passi troppo al mare? Quindi il tuo personalissimo criterio è che è italiano chi ha almeno un genitore italiano. Giusto?

  2. Jorginho, Emerson Toloi sono oriundi ma probabilmente non in linea maschile diretta. Questo è dovuto al fatto che in Brasile la legge sul cognome è modellata secondo quella del Portogallo di cui è stato colonia. La legge prevede il doppio cognome, nell’ordine il secondo cognome della madre e il secondo cognome del padre. Le ascendenze maschili dirette sono sicure negli oriundi italiani d’Argentina, dove, nonostante si tratti di un’ex colonia spagnola, per legge viene trasmesso il solo cognome paterno (il che non è casuale visto che il 49% della popolazione è di ascendenze italiane). Invece in Spagna e negli altri paesi di lingua spagnola, ogni cittadino porta nell’ordine il primo cognome paterno ed il primo cognome materno.

    Comunque, sono tutti e tre caucasici, e se fanno figli qua in Italia potranno trasmettere il solo primo cognome ereditato dall’avo italiano. Si re-italianizzano.

      1. A Porto Alegre sono quasi tutti bianchi. Se tu avessi avuto il piacere di parlare con un Brasiliano di Rio Grande do Sur conosceresti la differenza che passa fra il Brasile “gaucho” ed il resto.

      2. Rio Grande è un vero “postaccio”, pieno di statue di Garibaldi. C’è addirittura una città che si chiama Garibaldi. Non è chiaro come tutti questi poveri schiavi marroncini e vessati abbiano deciso di costruirle.
        Ah, ma Italiani e Crucchi non sono marroncini… Hai presente Paulo Roberto Falcao? Si tratta del prototipo dell’abitante di Rio Grande.

      3. Caro il mio sfigato, fatti pagare da mamma un biglietto per andare più lontano di Imola e considera quanto noi Italiani siamo apprezzati e rispettati anche da gente che non apprezza nessuno tipo i Giapponesi. Non arriverai in nessun posto in cui non sapranno da dove vieni e nessuno ti dirà mai “Balotelli” ma al massimo “Schillaci”. Molto più spesso “Paolorossi”, tutto attaccato. E se avrai frequentazioni fortunate ti diranno “Michelangelo” o “Raffaello”. O Firenze, Venezia, Roma. E andando lontano troverai dei negri che ti diranno quanto non sopportino i negrissimi. Ma sapranno chi è Paolo Rossi.

        1. Ah, in tutto questo, non sarai mai un Inglese di merda o un mangiarane con la puzza sotto il naso o uno sborone americano o australiano. Tutti ti accoglieranno con curiosità e gioia. Siamo famosi per essere “speciali”, senza avere mai rotto il cazzo a nessuno a parte i nostri vicini che ci adorano. Fagli vedere le manine: Alien è un semplice xenomorfo, Italien è la stessa cosa ma con la doppia manina all’italiana. E fa tutto un altro effetto.

          Bah, perle ai porci. Spiego a te che vai solo al centro sociale come comportarsi all’estero…

          1. LoL. Antani ha la sindrome degli “italiani brava gente” a priori. L’ultima mia esperienza personale all’estero è stata al cambiavalute. C’era una persona davanti a me e io stavo a un metro e mezzo/due. Quando quello dello sportello ha sentito che era italiano mi ha chiesto di spostarmi almeno di un altro paio di metri. Chissà perché. Se ci fosse stato Antani gli avrebbero invece offerto un caffè e probabilmente offerto la figlia come segno di riconoscenza. Se la tua percezione del mondo è come quella dei Carabinieri temo che non sia molto affidabile.

  3. Lasciando da parte lo “ius”, direi che l’appartenenza o meno a un certo ambito nazionale è difficilmente inquadrabile in modo univoco. Personalmente percepisco come Italiano chi sento simile a me per atteggiamenti, intenzioni, lingua, aspetto, e altre sfumature. In questo senso, percepisco come estranei, e quindi “stranieri”, veramente tanti Italiani.

    Su un piano più diretto, ho una curiosita: Bergoglio lo sentite Italiano o no? La mia risposta è un secco no, con una sfumatura di repulsione. Non basta una parentela, così come non basta un fattore geografico, per fare un tuo connazionale. È una questione complicata, e il fatto che la si debba normare per legge non rende più semplici le cose.

  4. In un passato ormai remoto era consuetudine adattare i nomi di chi si trasferì a rendendoli conformi alla lingua locale. Una consuetudine da riscoprire: quando Yun Chang (nome inventato a titolo d’esempio) giunge purtroppo in Italia, almeno lo si ribattezzi Giovanni Ciango. Se non altro per ragioni pratiche.

Lascia un commento