
“Gruppi armati clandestini hanno pianificato attacchi terroristici e attentati contro agenzie governative nelle grandi città con l’obiettivo di destabilizzare la situazione nel Paese in vista delle elezioni presidenziali”, ha detto Karpov in una conferenza stampa.
Secondo Karpov, i terroristi vengono addestrati nei campi di addestramento dei ribelli, che si trovano “nei territori non controllati dalle autorità siriane, compresa la zona di Al-Tanf, controllata dalle forze armate statunitensi”.
A nord-est di Palmira i ribelli hanno creato una base mimetizzata, dove vengono addestrati gruppi per attacchi terroristici e vengono preparati ordigni esplosivi; le unità delle forze aerospaziali russe hanno colpito questi obiettivi, ha detto il contrammiraglio. Facendo una strage di islamisti.
“A seguito dei raid sono stati distrutti due rifugi, fino a 200 militanti, 24 camioncini con mitragliatrici pesanti, oltre a circa 500 chilogrammi di munizioni e componenti per fabbricare ordigni esplosivi improvvisati”, ha aggiunto Karpov.

“E allora perché è amico dell’Iran antisionista?” Le scelte di Putin sono geopolitiche. A lui conviene (anzi è indispensabile) mantenere lo sbocco al mare (la base russa) di Tartous. Così, di quando in quando, bastona la lurida merdaglia islamica terrorista (al soldo dei pedoemiri e dell’Anglogiudeuroamerika). Nello stesso tempo permette che gli ebrei criminali dell’entità bombardino, sempre di quando in quando (e sempre impuniti), la Siria repubblicana e che i predoni yankee occupino il nord del Paese e ne rubino indecentemente il petrolio. Tenta di barcamenarsi, dando un colpo al cerchio e uno alla botte. Quanto all’Iran è ovvio che, dal punto di vista russo, è sempre meglio avere al Sud dei propri confini una (enorme) nazione anti-americana, piuttosto che alleata dei nemici d’oltre oceano.