Condividere le proprietà “non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro”. A chiarirlo è Papa Francesco commentando il passo degli Atti degli Apostoli che racconta che “nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune”. Il Pontefice ha spiegato che “i discepoli ‘misericordiati’ sono diventati misericordiosi, per loro condividere i beni terreni è sembrato conseguenza naturale”.
In realtà la proprietà privata è intrinsecamente collegata al concetto di famiglia nucleare e democrazia. Non è un caso che il concetto esista come tale solo nella cultura occidentale. E quindi permea profondamente anche il Cristianesimo.
E’ proprio nel riconoscere la proprietà privata come diritto assoluto che l’Occidente riconosce il valore della famiglia nucleare. Il resto è, ad esempio, un’orgia clanica islamica: con la poligamia, o la condivisione delle culture orientaleggianti.
Le parole di Bergoglio contro la proprietà privata, come quelle contro i muri, sono una vera e propria ode al globalismo.
Perché la proprietà privata, lungi dall’essere a difesa dei ricchi, è invece a difesa del piccolo proprietario. Comunismo e fase senescente del Capitalismo, con la concentrazione della ricchezza in pochi baroni, sono quasi la stessa cosa.
Comunque, ridacci il Vaticano, che è terra dei nostri avi. La proprietà privata non è un diritto assoluto? E allora applichiamo quello del più forte.
Certo, nell’America Latina dei latifondi, il concetto è diverso che nelle società occidentali europee. Ma questo lo si deve al fatto che le società sudamericane sono intrinsecamente diseguali perché multirazziali. Un Papa vero non vorrebbe esportare quel modello in Europa dove, tra l’altro, non c’è neanche tutto quello spazio.
Perché il #Vaticano non condivide la sue ricchezze immobiliari?
Chiedo per l’onestà intellettuale.#Bergoglio pic.twitter.com/7GidfWY38b— Francesca Totolo (@francescatotolo) April 11, 2021

CAROGNA MALEDETTO.
Nel piccolo sobborgo nel quale abito la Chiesa dispone di diverse proprietà (private), sulle quali tra l’altro è dubbia la contribuzione fiscale. Ebbene (ci credereste?), le porte di quelle proprietà sono chiuse a chiave. Da qualche anno a questa parte sono chiuse a chiave per la maggior parte del tempo anche gli accessi alle due chiese del paese (un tempo erano pressoché sempre aperte, tanto dei giorni festivi quanto in quelli feriali).
Le alte gerarchie ecclesiastiche sono invariabilmente incarnate da veri e propri grandi pezzi di marca, e più si sale, più la qualità di quella marca si fa sentire da lontano, la si intuisce a naso. Il massimo, ovviamente, si raggiunge al vertice. Ma questa, ad essere onesti, è una caratteristica di OGNI CORPO DIRIGENZIALE — più sali, più si distillano le qualità che mettono in risalto l’essenza della marca.
Ma è ovvio che la CAROGNA si riferisse alla proprietà privata DEGLI ALTRI.