Fermo amministrativo per “Sea Watch 3”: trasporto illegale e gravi irregolarità

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A seguito di un’ispezione a bordo da parte della Guardia costiera che ha riscontrato una serie di irregolarità è stato disposto il fermo amministrativo della Sea Watch 3 nel porto di Augusta.

La nave della ong tedesca – autorizzata a trasportare non più di 22 persone – era arrivata in porto il 3 marzo con a bordo 385 persone soccorse al largo della Libia.

Tra gli elementi che hanno portato all’ispezione, informa la Guardia costiera, “la mancata effettuazione da parte dell’Unità delle preventive comunicazioni di ingresso nel porto di Augusta relative alla sicurezza marittima e al conferimento dei rifiuti generati nel corso dell’ultimo periodo di navigazione”. Inoltre, prosegue il Corpo, la Sea Watch nelle fasi di ormeggio in porto, ha sversato in banchina e nelle acque portuali olio idraulico proveniente dalla gruetta utilizzata per il posizionamento a terra della passerella della nave”.

L’ispezione ha confermato le irregolarità emerse in ingresso nel porto ed ha fatto rilevare “ulteriori carenze in materia di sicurezza della navigazione e protezione da incendi a bordo, di tutela dell’ambiente e dell’equipaggio, che hanno determinato il fermo amministrativo della nave”.

Oggi, 21 marzo 2021, nel porto di Augusta, la nave “Sea Watch 3” è stata sottoposta ad ispezione “port State control” da parte di personale specializzato della Guardia Costiera. L’unità è munita della ordinaria certificazione di sicurezza rilasciata dallo stato di bandiera tedesco, quale “nave da carico”, autorizzata come tale a trasportare un numero di persone non superiore a 22, corrispondente alla composizione dell’equipaggio e dei passeggeri imbarcati per l’esecuzione delle proprie attività commerciali. Al suo arrivo nel porto di Augusta il giorno 3 Marzo 2021 con a bordo 385 persone precedentemente soccorse, il Sistema Thetis di gestione delle ispezioni in uso ai Paesi aderenti il Paris MoU*, ha segnalato a carico dell’unità il ricorrere di alcuni elementi che hanno comportato di fatto l’inserimento da parte dello stesso sistema della nave mercantile tra le unità da sottoporre a ispezione da parte dello Stato di approdo. Tra gli elementi segnalati quali “Unexpected factors”, la mancata effettuazione da parte dell’Unità delle preventive comunicazioni di ingresso nel porto di Augusta relative alla “sicurezza marittima” (cd maritime security) e al conferimento dei rifiuti generati nel corso dell’ultimo periodo di navigazione. Ancora, oltre alle irregolarità sopra citate, la “Sea Watch 3”, nelle fasi di ormeggio in porto, ha sversato in banchina e nelle acque portuali olio idraulico proveniente dalla gruetta utilizzata per il posizionamento a terra della passerella della nave.

Tali circostanze, già da sole, costituivano presupposti oggettivi – ai sensi delle disposizioni comunitarie che regolamentano l’attività di “port state contol” – per eseguire l’ispezione a bordo della nave. L’attività di verifica – in accordo con le vigenti procedure sul “port State control” – ha interessato anche altre aree tecniche ed operative tra cui quelle relative alle dotazioni di salvataggio disponibili e l’organizzazione di bordo con particolare riguardo alla preparazione dell’equipaggio ad affrontare le emergenze. L’ispezione, nel confermare le irregolarità emerse in ingresso nel porto, ha fatto rilevare ulteriori carenze (cd. deficienze) in materia di sicurezza della navigazione e protezione da incendi a bordo (SOLAS), di tutela dell’ambiente (MARPOL) e dell’equipaggio (STCW), che hanno determinato il fermo amministrativo della nave. Tra queste, la presenza del battello di emergenza (rescue boat) asservito ai mezzi collettivi di salvataggio non certificato né conforme ai requisiti tecnici previsti, perdite di combustibile in sentina, valvole di arresto a distanza di combustibile non funzionanti, oltre una serie di ulteriori gravi mancanze per la sicurezza in generale della nave e delle persone a bordo. Gli ispettori, sempre in accordo con le vigenti procedure sul “port State control”, hanno imposto l’esecuzione di una verifica addizionale sul “sistema di gestione della sicurezza” a bordo della nave da parte dell’Amministrazione di bandiera in ragione delle carenze tecniche ed operative rilevate. La nave è stata quindi sottoposta a “fermo amministrativo” fino alla rettifica delle irregolarità rilevate in sede ispettiva. L’attività ispettiva come quella condotta a bordo della nave “Sea Watch 3” rientra in un più ampio quadro di controlli sulle navi straniere che battono bandiera diversa di quella dello Stato del porto di approdo (c.d. attività di “Port State Control” – PSC), con la finalità di verificare che le stesse rispondano pienamente agli standard qualitativi previsti dalle normative internazionali vigenti, a tutela della sicurezza delle persone a bordo e dell’ambiente marino. In particolare, dal 2017 ad oggi, la Guardia Costiera italiana ha ispezionato oltre 5.800 navi mercantili straniere in transito nei porti della penisola, detenendone 268.

*Protocollo d’intesa sul controllo in materia di Sicurezza della Navigazione da parte dello Stato di approdo firmato a Parigi il 26 gennaio 1982 (“Paris Memorandum of Understanding on Port State Control”)




7 pensieri su “Fermo amministrativo per “Sea Watch 3”: trasporto illegale e gravi irregolarità”

  1. Quindi il problema non é che ricevono gommoni lanciati dagli scafisti e fanno entrare palesi clandestini e delinquenti in Italia, ma che perdono olio idraulico dalla gruetta.
    Ora inventiamoci qualcosa per iniziare i rimpatri di massa, per favore.

  2. e le multe?? se io esco in barca e mi mancha un bullone mi fanno kili di multe, a questi che si mettono in mare senza DPI quando cavolo si iniziera’ a multarli??, se vai per mare e non sei in sicurezza metti in pericolo te e chi ti salva, ecco perchè il codice della navigazione è molto preciso e severo sulle sanzioni da applicare, ma i magistrati e la marina MILITARE si ricordano di multare solo noi???, che intervenga la magistratura contabile con multe alla guardia costiera per danno erariale…..

  3. Per fortuna Augusta non è sotto la giurisdizione di Patronaggio.Ed ora sequestro e demolizione del natante.Se possibile dopo arresto del comandante ed equipaggio per favoreggiamento dell’immigrazione.Si frenerebbero in gran parte gli sbarchi.

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