I migranti si addestrano alla guerra prima di salire sui barconi

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Non solo i 3mila miliziani islamici arrivati in Libia dalla Turchia e reduci dalla guerra in Siria.

“Il caos libico rischia di farci catapultare foreign fighters dell’ISIS già combattenti in Siria direttamente in Sicilia”. E’ l’allarme che aveva lanciato l’ammiraglio De Felice.

Quello che mi preoccupa è l’incosciente spola delle navi ONG tra le coste libiche e l’Italia, potenziali traghettatori di cellule terroristiche. Ricordo che con la Sea Watch 3 di Carola Rackete arrivarono i tre torturatori libici poi arrestati.

“La politica dei porti aperti non può che accentuare il fenomeno. Il Viminale già a Natale aveva emesso un’ordinanza con cui parlava di «persistenza della minaccia terroristica internazionale».
Ma c’è qualcosa in più da evidenziare: ben presto avremo in Libia combattenti stranieri che oltre a minare la sicurezza nazionale con il controllo del rubinetto dei flussi migratori, delle armi e della droga, avremo degli eserciti di mercenari che condizioneranno pesantemente i nostri interessi economici ponendo le mani sulle concessioni petrolifere ENI, sulle piattaforme off-shore e sul gasdotto Greenstream che collega la Libia con Gela, da lì nella rete nazionale fino a permettere alle nostre casalinghe di Verona di preparare il caffè ogni mattina.

“Ciò che mi sconcerta non è tanto quello che fanno le altre nazioni come la Turchia o la Russia, ma quello che non fa il nostro Governo per tutelare i nostri interessi nazionali in Libia. La conservazione della libertà di un popolo è direttamente proporzionale alla capacità del suo governo di tutelare i suoi interessi nazionali. Senza degli statisti capaci di definire e di attuare una strategia di sicurezza nazionale, l’Italia è persa.”

Lo diciamo chiaramente a Salvini: questo governo che non se ne vuole andare e questo presidente della Repubblica mettono a rischio la sicurezza nazionale. E’ tempo di fare qualcosa. E’ tempo di chiamare il popolo contro i palazzi. Di chiamare a raccolta, se serve, i militari. Per una grande presa di coscienza collettiva.

Non è pensabile che con i miliziani islamisti inviati da Erdogan in Libia, noi si stia qui a temporeggiare con quella ************ politica di Conte. Rischiamo, con la folle politica estera e migratoria di questo governo abusivo, di trovarci i miliziani di Isis direttamente in Sicilia.

Ne avevamo pubblicato un drammatico assaggio. Nel filmato intitolato “My father told me”, si vedono i piccoli islamici, di età compresa tra i 9 e i 13 anni, prendere parte a esercitazioni militari ed esecuzioni sommarie di prigionieri. Questi ora sono giovani uomini. Probabilmente tra quelli inviati in Libia. O tra quelli nei campi profughi siriani che vogliono tornare nell’Europa dove sono nati e cresciuti i loro padri migranti.

Studiano il Corano, fanno lezioni di guerra con tanto di lavagna e insegnante e vengono inviati in finte missioni di guerra. Nel video, che dura 34 minuti, diverse le esecuzioni di ‘infedeli’ da parte di questi bambini. Ora sono pronti a salire sui barconi.

Lo scriveva, un anno fa, anche un giornale notoriamente di estrema destra:




3 pensieri su “I migranti si addestrano alla guerra prima di salire sui barconi”

  1. La proposta per quanto stuzzicante è del tutto inattuabile, da chiunque. Anche avesse piena convinzione, un politico determinato, non avrebbe gli appoggi, finirebbe arrestato e chiuderebbe la sua parabola politica, salvo novità.
    Per arrivarci, spiace dirlo, è proprio necessario che le truppe isis arrivino in Sicilia e altrove e contendano, a suon di azioni di guerra, il controllo del territorio, esattamente come in Siria e Libia. Solo allora, anche i tiepidi e i ‘moderati’, almeno la maggioranza, si convinceranno e i militari potranno intervenire. Fermo restando che, anche in quelle circostanze, ci sarebbero i ‘dialoganti’, coloro che rinuncerebbero volentieri a qualche province, o tutta l’isola, per “evitare violenze”. Quando ci arriveremo, e saranno chiari i propositi dei nemici, interni ed esterni, si potrà agire con rapidità e determinazione, non prima. E’ proprio questo il problema delle migrazioni di massa. Non si arriva al crollo delle istituzioni se non o quando è troppo tardi, o quando gli allogeni ormai ne hanno assunto il controllo.

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