I giornali non lo scrivono, ma gli spacciatori indagati hanno, per lo più, lo stesso permesso umanitario di Oseghale.
Ventiquattro misure cautelari per spaccio sono state eseguite nella notte dai carabinieri che alle 7,30 di questa mattina hanno fatto ritorno in caserma a Macerata con una colonna di mezzi (circa 25) come non si era mai vista e accompagnati dall’elicottero che ha sorvolato il centro cittadino. Arresti eseguiti a Porto Recanati (Hotel House), a Roma, Fermo, Teramo e Latina.
Si tratta di arresti, 24 quelli disposti, di cittadini pakistani e afghani coinvolti in un giro di spaccio di eroina. Questa mattina una colonna di auto dei carabinieri si è mossa da Porto Recanati per raggiungere, passando per Sambucheto di Montecassiano e Villa Potenza, al centro di Macerata. In tanti hanno visto la colonna di auto, che sono entrate in centro a sirene spiegate. Ad attendere i militari c’era il colonnello Nicola Candido, nuovo comandante provinciale. Si tratta di una operazione, Daraga, condotta dai militari del comando provinciale di Macerata, col supporto dei colleghi di Fermo, Teramo, Roma e Latina, dell’elicottero del Nucleo di Pescara, del personale dei Nuclei cinofili di Pesaro e Chieti. La misura cautelare è stata firmata dal gip Giovanni Manzoni. A coordinare le indagini il procuratore Giovanni Giorgio. Gli arrestati fanno parte, secondo le indagini, di una filiera criminale dedita allo spaccio di eroina in provincia. Le principali basi logistiche, per nascondere la droga che poi doveva essere tagliata, erano l’Hotel House di Porto Recanati, un casolare di Montecassiano e un’abitazione di Potenza Picena.
Il famigerato Hotel House di Recanati occupato da migliaia di immigrati abusivi, base del traffico di droga. Traini in galera e i politici del governo a piede libero, non è normale.

In quel caso i carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo di Macerata avevano condotto indagini su di un pakistano, M. A., che con alcuni connazionali faceva arrivare da fuori regione la droga, per poi tagliarla e confezionarla e venderla sul mercato. Pedinamenti, servizi di osservazione, intercettazioni telefoniche, ambientali, localizzazioni satellitari di precisione, riprese video e fotografiche hanno permesso ai carabinieri di ricostruire un traffico di eroina in provincia. La droga arrivava sia dall’Afghanistan che dal Pakistan, passando per la Grecia seguendo la rotta balcanica. Per evitare i controlli, l’eroina pura arrivava all’interno di confezioni di barrette di cioccolato, e di caramelle. Un altro metodo era il trasporto con dei corrieri che viaggiavano su mezzi pubblici e la nascondevano nei bagagli o sotto la suola delle scarpe. Altra opzione era quella di utilizzare gli ovulatori che ingerivano la droga per poterla far arrivare a destinazione. Oltre ai 24 indagati colpiti da misura cautelare, nel corso delle indagini sono state arrestate 16 persone (scoperte in attività di spaccio) e altre 14 sono state denunciate. Inoltre sono stati sequestrati 6 chili e 100 grammi di eroina pura che una volta tagliata avrebbe reso 100mila dosi per guadagni di circa 2 milioni di euro. Grazie alle numerose testimonianze è stato ricostruito l’ingente giro d’affari degli arrestati che, solo nel 2019, avrebbe fruttato oltre 500mila euro. Il grosso dei proventi veniva poi reinvestito per comprare altra droga.


Nota bene: hanno arrestato i concorrenti dei nigeriani.
Poco importa, sempre il Metodo Duterte ci vuole.
Esatto, se non si sterminano fisicamente, questo resterà un problema inesauribile.
Che motivo avrebbero di favorire un gruppo criminale piuttosto che un’altro? Io sono delle Marche, e da quello che so, i magistrati favoriscono tutti i gruppi criminali stranieri, bianchi dell’est, pakistani, magrebini e neri. Solo agli italiani danno addosso… ah e i pakistani sono marroni non quanto i nigeriani ma poco ci manca, perciò non vedo il nesso del tuo discorso.
Per quale motivo dei giudici dovrebbero indagare un gruppo criminale piuttosto che un altro? Forse sono malizioso ma mi vengono in mente un paio di possibilità.
Essendo notoriamente tarda le cose che non capisco sono molte, ma vorrei comprendere che interesse hanno a far diventare lo stivale una piazza di spaccio di una superfice di 300.000 chilometri quadrati.
Se l’intento fosse stato quello di ricreare le condizioni degli anni 60′ per incentivare un nuovo bum economico potrei, non certo approvarlo, ma comprenderlo. Invece ci troviamo in una situazione che l’articolo 1 della costituzione presto subirà un ritocchino, al posto della parola “lavoro” metteranno “spaccio” Dal momento che i proventi NON vengono spesi qua ma inviati ai paeselli (esentasse grazie all’ultimo perfezionamento) non vedo il vantaggio a meno che… chi la tratta a quintali sia assiso sugli scranni di palazzo Chigi e faccia partecipi i togati che appoggiano i traffici degli utili.