Via i decreti sicurezza: il governo apre le porte all’invasione degli assassini di Pamela

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Torna la protezione umanitaria. Quella che ha permesso ad Oseghale e agli assassini di Desirée di rimanere in Italia. Governo complice degli assassini.

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Pagheranno di meno le Ong che non rispetteranno le regole sul suolo italiano. E’ questa una delle modifiche che il governo del contagio e dell’invasione ha deciso di apportare ai decreti sicurezza, varati dal governo Conte I su input del leader della Lega, Matteo Salvini.

E’ partita l’operazione di smantellamento voluta dal Pd, partito che rappresenta poco più del 20 per cento degli italiani. La componente più stupida e parassitaria degli italiani.

Luciana Lamorgese, dal Viminale, ha dichiarato che il nuovo provvedimento arriverà sul tavolo del Consiglio dei Ministri durante una delle prossime convocazioni.

Bizzarra la situazione del M5s, che si troverebbe a cancellare un pacchetto di norme che aveva votato e che intercetta consensi nel loro elettorato.

Una bozza del nuovo testo ha già iniziato a circolare. Ecco alcuni dei punti. Innanzitutto la riduzione delle multe per le Ong che violano le disposizioni dell’autorità italiana sugli sbarchi. Il tetto delle sanzioni passa da un milione a 50 mila euro. Poi la possibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe comunale e l’opportunità di convertire il permesso di soggiorno in permesso di lavoro. A ciò si aggiunge il ri-allargamento dei requisiti necessari per ottenere protezione umanitaria. Infine, il ritorno a un sistema di accoglienza diffusa, che graverà sui nostri territori, già in ginocchio per la crisi provocata dal coronavirus.

Proseguono infatti anche presso l’hotspot di Lampedusa i lavori di ampliamento.

In particolare, sono ormai quasi conclusi i lavori che renderanno disponibili ulteriori 132 posti. E’ la nota duffusa sul sito del Viminale.

Dalla prossima settimana inizieranno inoltre i lavori previsti nel nuovo lotto, a partire dal rifacimento della recinzione esterna, in modo da scongiurare indebiti allontanamenti dal centro. Nell’ambito del medesimo lotto saranno inoltre ristrutturati i moduli adibiti ad uffici e saranno adeguati i restanti moduli abitativi per una capienza di ulteriori posti.

Insomma, si preparano ad ampliare il business dell’invasione.




Vox

6 pensieri su “Via i decreti sicurezza: il governo apre le porte all’invasione degli assassini di Pamela”

  1. Quanto prima l’avrebbero fatto. Dei due partiti, il M5S é quello con più parlamentari, ma essendo in calo di consensi non vuole andare a elezioni anticipate. In realtà, se facessero cadere il governo potrebbero recuperare faccia e consensi dai loro elettori.

  2. Il lato positivo è che Salvino in fondo non aveva fatto molto, per cui non dovranno smantellare molto per tornare ai fasti degli anni ruggenti Renzi-Gentiloni (200k negri l’anno) . La morale della favola è che, se si vuole davvero smantellare “l’invasione pacifica”, occorre agire militarmente con uno scudo navale atto al respingimento diretto con qualsiasi mezzo e, per quelli già presenti sul territorio, mettere in atto una politica attiva di rimpatri. Qualsiasi altra cosa diversa da queste due è inutile e “cancellabile”.

    1. É vero. I Decreti Sicurezza hanno avuto il merito di ridurre drasticamente gli sbarchi dei clandestini afroislamici e di abolire la protezione umanitaria, ma non hanno sortito un granché di effetti positivi. Alla fine sono stati fuffa:

      *Salvini ha mantenuto gli SPRAR cambiandogli il nome in SIPROIMI;
      *non ha messo a setaccio il territorio ed espulso l’oltre mezzo milione di clandestini. Anzi, si é inventato la bufala che non erano più il mezzo milione di cui parlava in campagna elettorale, e improvvisamente quando lui é diventato ministro sono calati a 90 mila perché sono andati altrove;
      *dopo aver tolto la protezione umanitaria, non ha espulso subito coloro che ne beneficiavano;
      *ha chiuso i CARA e non li ha convertiti in centri di detenzione per i clandestini.

      Insomma un bilancio non proprio esaltante. Ha però l’alibi che é stato ministro solo per un anno prima di fare il pagliaccio al Papeete.

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