Strage di disoccupati italiani: in 5 si impiccano e il governo pensa ai clandestini

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Una strage in pochi giorni. Disperati perché hanno perso il lavoro causa Covid. E questi al governo pensano a regolarizzare i clandestini.

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Nel Teramano ci sono stati cinque suicidi in meno di due settimane. E non è una questione psichiatrica: è economica e politica.

Per loro Bellanova non piange:

«Perdonatemi», scritto a caratteri cubitali su un foglio A4. Il biglietto lasciato al centro del tavolo da pranzo. L’ultimo messaggio lasciato alla famiglia dall’ultima vittima, la quinta in pochi giorni, della catastrofe economica causata non dal coronavirus, da un governo di deficienti.

La causa scatenante del suo gesto è la non riconferma come cameriere in un hotel di Silvi Marina, costretto a ridurre il personale a causa delle misure contro il Covid-19. È il quinto suicidio in 15 giorni nella provincia di Teramo.

A trovare il corpo del giovane senza vita, appeso alla ringhiera interna del primo piano della palazzina di Silvi, dove viveva, è stato il padre che rincasava dal lavoro. Le urla disperate dell’uomo hanno attirato l’attenzione degli altri condomini che sono accorsi.

È un’escalation di suicidi senza precedenti nel teramano. Il primo era stato Roberto D. G., giovane papà di 40 anni, di Bellante, faceva l’elettricista, si è tolto la vita: è stato trovato impiccato in un container. Al suo fianco solo un breve messaggio per salutare la compagna. Lascia una bimba piccola.

Il 20 maggio un’altra tragica morte a Teramo: Francesca D. P., aiuto di cuoca di 33 anni, è stata trovata impiccata nella sua abitazione.

La sera del 21 maggio, in meno di 24 ore, Gennaro T., 62 anni, si è lanciato dal ponte San Ferdinando, a Teramo. A dare l’allarme è stata una coppia di passanti che lo avevano visto gettare a terra un ombrello bianco e blu, arrampicarsi sul parapetto del ponte, allargare le braccia e buttarsi nel vuoto facendo un volo di 12 metri.

Infine la morte forse più agghiacciante, avvenuta il 25 maggio. Verso l’ora di pranzo, in contrada Borea San Domenico, frazione di Atri. Lì si è tolto la vita impiccandosi a un albero, Domenico R., papà di 55 anni. «Vado un’oretta nell’orto, ho delle cose da fare e torno per pranzo» aveva detto alla moglie. Quanto non lo ha visto rincasare ha mandato una delle figlie a cercarlo. La figlioletta lo ha trovato senza vita appeso con una corda a un albero. Le sue grida disperate hanno attirato i vicini, ma per l’uomo ormai non c’era più nulla da fare. Non ha lasciato lettere per spiegare il suo gesto, ma tutti in paese dicono che aveva preso “male” la cassa integrazione a causa dell’emergenza Covid. Che come tutti sappiamo, il governo non paga da mesi.

E questi scellerati fanno la sanatoria dei clandestini. Voi non siete solo scemi, siete criminali. Siete assassini di questo popolo.

Non suicidatevi. Non rivolgete la disperazione contro voi stessi: è colpa di questo governo abusivo.

Dobbiamo andarli a prendere.




2 pensieri su “Strage di disoccupati italiani: in 5 si impiccano e il governo pensa ai clandestini”

  1. Qui in onore di chi non c’è più bisogna tacere. I neri vengono anche a prendere gli accoglioni e fare loro la festa.
    Chiusa la parentesi ironica che il Signore li perdoni per il gesto, li prenda con sé e dia conforto alle famiglie.
    La Bellanova per loro non ha lacrime, perché non sono i suoi amici, ma un vero sindacalista dovrebbe piangere per loro è battersi per la giustizia lavorativa.
    È evidente, invece, che loro non essendo stranieri e quindi non sfruttabili, la cosa non è interessante. Anche questo è il piano diabolico di sostituzione etnica.

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